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Snaitech, firmato accordo che salva (per ora) i posti

snaiporcariLa sigla sull'accordo che sospende i licenziamenti a Snaitech, almeno fino alla fine dell'anno, è stata finalmente apposta dalla parti questa mattina (26 maggio) a Roma, alla sede del ministero del lavoro. Dopo il via libera dei lavoratori che al referendum hanno detto sì con il 98% all'ipotesi d'intesa fra sindacati e azienda, la firma di oggi chiude la prima fase di una lunga vertenza che dopo l'annuncio di 68 esuberi complessivi è riuscita a salvaguardare i posti di lavoro. L'accordo siglato da tutte le organizzazioni sindacali nazionali e approvato tramite referendum grazie al voto espresso nel settore metalmeccanico - sottolinea Massimo Braccini, delegato Fiom al tavolo nazionale della vertenza Snaitech - segna una svolta importante riguardo questa complessa vertenza che era aperta da oltre un anno".

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Rossi: "Snaitech, si apre nuovo corso: vigileremo"

snaiporcariUn risultato largamente atteso. Mauro Rossi, segretario generale della Fiom Cgil di Lucca, è soddisfatto dell'esito del voto al referendum dei lavoratori Snaitech sull'ipotesi d'accordo che sarà firmato il 26 maggio al ministero: 85% gli aventi diritto che hanno partecipato dichiarando il sì al 98%. "Non siamo rimasti meravigliati da questi risultati. Anzi, ce lo aspettavamo - afferma Rossi -. Perché questa lunga e difficile vertenza l'abbiamo vissuta giorno per giorno al fianco della Rsu, di queste lavoratrici e di questi lavoratori".

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Provincia, conti all'osso: “Mancano soldi per scuole”

IMG 4845Un rifinanziamento urgente della Provincia per riattivare i servizi essenziali ai cittadini: sicurezza nelle scuole e viabilità stradale le priorità maggiormente a rischio. Queste, in sostanza, le premesse su cui si fonda la rivendicazione di una cinquantina di dipendenti dell’ente ed esponenti dei sindacati (Cgil, Uil, Cisl, Rsu) che questa mattina (23 maggio) hanno organizzato un presidio davanti a Palazzo Ducale, in concomitanza con le Province di tutta Italia. Causa scatenante dell’agitazione la riforma delle Province che, drenando risorse direttamente dalla contribuzione dei cittadini, ha avuto ripercussioni gravi sull’erogazione delle prestazioni territoriali di base. Il “prelievo forzoso” del governo - come lo definiscono i manifestanti - ammonterebbe a trentasette milioni di euro, che servono a coprire le spese dell’apparato centrale a danno delle comunità locali: ai trenta milioni di tasse versati dai cittadini, infatti, se ne aggiungono altri 7 che il governo ha tagliato per l’anno 2017. Dal 2015 ad oggi, i tagli si sarebbero addirittura triplicati.

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