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Le violenze sui figli possono costituire addebito nelle cause di separazione

aulatribunaleCome purtroppo dimostrano le cronache quotidiane, la crisi familiare fa spesso da sfondo a episodi di violenza perpetrati ai danni di uno dei coniugi, ma spesso e con conseguenze a volte più gravi, anche dei figli. Questi ultimi non partecipano direttamente al procedimento per separazione, che ha come attori soltanto i genitori e ci si chiede quindi quali conseguenze possano avere tali episodi in questo contesto e, più in particolare, se possano essere causa dell'addebito. Com'è noto infatti il giudice che pronuncia la separazione, dichiara, ove ne ricorrano le circostanze e ne sia fatta richiesta, a quale dei coniugi sia da addebitabile la crisi familiare, in considerazione del suo comportamento non conforme ai doveri derivanti dal matrimonio.

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Ordine dei medici, convegno sulla psicopatologia di genere

Acquisizione a schermo intero 01032016 171611Violenza domestica, femminicidio e psicopatologia nella criminalità di genere saranno alcuni dei tempi affrontati sabato (5 marzo) nel corso di un convegno promosso dalla commissione pari opportunità dell’Ordine dei medici di Lucca. Il meeting, con sede nell’auditorium della Banca del Monte in piazza San Martino a partire dalle 9, è stato pensato come occasione di riflessione in prossimità dell’8 marzo. Tematiche quanto mai attuali viste le molte vicende di femminicidio che la cronaca riporta ogni giorno. L’evento è aperto a tutta la cittadinanza.

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Gli strumenti normativi per reagire alla violenza domestica

Gli strumenti normativi per reagire alla violenza domestica
diritto famigliaI dati contenuti nel rapporto Eures – Ansa Il femminicidio in Italia nell'ultimo decennio. Dimensioni, caratteristiche e profili di rischio riportano che nel Nostro Paese tra il 2000 ed il 2011 sono state uccise 2.061 donne e che il 70,8% di tali omicidi è avvenuto in ambiente familiare.  Le donne uccise nel 2012 sono state 124 ed oltre 30 sono quelle uccise dall'inizio dell'anno corrente. In Toscana, i dati raccolti per l'anno 2012 dal coordinamento dei centri antiviolenza Tosca riportano che sono state 2.300 le donne che si sono rivolte ai centri antiviolenza, di cui 1.831 lo hanno fatto per la prima volta e 469 lo avevano già fatto in passato.
Questi dati, facilmente reperibili su internet e sulla stampa quotidiana, non possono che allarmare la comunità ed indurre una riflessione generale sulle strategie da adottare per arginare quella che è ormai una vera e propria emergenza. Va da sè che tali strategie dovranno essere di ampia portata ed impegnare a più livelli il legistratore e le istituzioni, tuttavia può essere opportuno analizzare gli strumenti di tutela, ad oggi esistenti, che possono essere utilizzati dalle persone che subiscono violenza. Questo perchè il dibattito nazionale, molto attento alla questione in questi ultimi tempi, è spesso incentrato sui vari fatti di cronaca e non presta attenzione sugli strumenti di tutela che invece già ci sono.
Non è infatti un caso che, sempre secondo il rapporto Eures - Ansa, circa 47,2% degli omicidi di donne avviene nei primi tre mesi dalla separazione: separazione che deve essere intesa non tanto come inizio del procedimento legale, quanto come manifestazione da parte della donna della volontà di terminare la relazione sentimentale.
L'iter della separazione giudiziale è spesso lungo e complesso e a volte, nell'immediatezza della situazione, non offre alle persone in difficoltà la tutela opportuna. Infatti l'adozione da parte del tribunale dei provvedimenti provvisori ed urgenti che regolano la vita familiare – ovvero quelli con cui il presidente autorizza i coniugi a vivere separati, dispone l'affidamento e la domiciliazione della prole, assegna la casa coniugale e disciplina il mantenimento dei coniugi e dei figli - avviene soltanto in seguito alla prima udienza del procedimento e quindi tra il deposito del ricorso in tribunale e tale momento possono intercorrere anche vari mesi.

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