Menu
RSS

La famiglia di Gabriele: serve l'aiuto di tutti

di Roberto Salotti
delgrandegabrL'attesa è di ora in ora sempre più angosciante. Ma con l'ansia cresce anche la convinzione e la determinazione a far sentire alta la voce, a tenere accesi i riflettori su Gabriele Del Grande. Una storia, la sua, fatta di battaglie e sfide per documentare la "guerra" quotidiana ai confini dell'Europa: un mestiere di vivere, più che di lavorare per l'autore del blog Fortress Europe. E ora quella voce, prima forse un po' isolata e da molti ignorata, è e deve restare in primo piano. E' questo il sommesso e composto messaggio della famiglia del giornalista e documentarista lucchese che da 11 giorni è in mano alle autorità turche che lo hanno fermato il 9 aprile scorso ad Hatay, al confine con la Siria. "Mi hanno fermato per il mio lavoro", ha detto Del Grande ieri telefonando alla compagna Alessandra d'Onofrio e agli amici (Leggi).
Oggi pomeriggio alcuni parenti di Del Grande saranno presenti alla manifestazione di piazza che si svolgerà al loggiato di Palazzo Pretorio (Leggi). Un presidio e un flash mob, organizzato su iniziativa del Comune e a cui hanno subito aderito tante associazioni, per "tenere alta l'attenzione" sul caso del regista e blogger che da ieri sera ha iniziato lo sciopero della fame, chiedendo a tutti di mobilitarsi. Non solo per lui, verrebbe da dire, ma per la difesa della libertà di raccontare quelle "terre ai margini" che da sempre sono al centro del suo impegno di giornalista.

Tra i familiari, ci sarà la sorella Elena Del Grande. Rompe il silenzio, che era fino a qualche giorno fa la linea condivisa dalla famiglia del giornalista. Che preferisce mantenere il basso profilo, "perché l'importante è soltanto Gabriele, la sua storia e la situazione in cui è venuto a trovarsi".
Però, riscalda il cuore di tutti i familiari l'onda di solidarietà e mobilitazione che parte proprio da Lucca. "Abbiamo saputo da amici che si stava organizzando questa iniziativa proprio in città - racconta Elena -: apprezziamo molto questa idea e io personalmente sarò presente. Credo che tutto ciò che può esser fatto per parlare della situazione di Gabriele vada fatto e credo che ciascuno di noi possa smuovere le coscienze e lanciare un segnale anche a chi ci rappresenta. Un segnale forte per riportare a casa Gabriele".
In questi giorni di grande tensione e ansia la famiglia si è sentita chiedere più volte quale fosse il loro stato: "E' facile immaginarlo - sottolinea la sorella di Gabriele - ma questo non è importante. Vogliamo che l'attenzione sia tutta per mio fratello, in questa fase delicatissima". "La sua voce - è il messaggio dei familiari - è arrivata come un grido disperato di aiuto, la sua frustrazione era palpabile per il fatto di trovarsi in uno stato di privazione della sua libertà e dei suoi diritti, senza essere accusato di nessun reato penale". "Gabriele ha potuto dirci la sua verità con la sua voce - spiegano le sorelle e i genitori, riferendosi alla telefonata fatta dal blogger ieri -. Gabriele ad oggi si trova in isolamento permanente e viene continuamente interrogato in quanto il motivo dell'ancora mancato rilascio pare sia da attribuire al suo lavoro di scrittore. Gabriele non è mai stato informato del fatto che lo stavamo cercando e che abbiamo fatto di tutto per metterci in contatto con lui e si è sentito abbandonato. Di fatto lui è solo, non ha voce". Ormai i contatti con la Farnesina sono diventati quotidiani. Un filo quasi diretto con la moglie Alessandra e con il papà Massimo che vive con la moglie sulle montagne pistoiesi, dove gestisce una piccola attività. Insieme a loro, tanti amici, colleghi e parenti. Un abbraccio che ora, nel momento più difficile, si estende all'intero Paese. Perché la visita del vice console di Ankara e dell'avvocato turco di Gabriele alla struttura dove il giornalista è recluso è stata impedita dalle autorità turche.

L'ARTICOLO - Il no della Turchia al vice console. L'avvocato: "Non ci fanno vedere Gabriele"

Le iniziative per chiedere la liberazione di Gabriele si stanno moltiplicando anche a seguito dell'aggravarsi della situazione, per usare le parole del senatore Luigi Manconi che in qualità di presidente della commissione diritti umani al Senato ha lanciato la campagna di mobilitazione per liberare il documentarista. E le iniziative fioccano non soltanto in Toscana, ma anche nel resto d'Italia. La speranza è la stessa: che quell'abbraccio virtuale possa a breve trasformarsi in qualcosa di reale, con il ritorno di Gabriele in Italia. Giusi Nicolini, sindaco di Lampedusa, che oggi ha ricevuto il premio per la pace Unesco ha rivolto un pensiero al giornalista lucchese. "Dedico questo premio a tutti coloro che il mare non sono riusciti ad attraversarlo perché ci sono rimasti dentro e in questo momento mi sento proprio di dedicarlo a Gabriele del Grande. Lui è stato il primo attraverso un sito a contare i morti nel mediterraneo, quando ancora nessuno sapeva che si moriva nel mediterraneo. Adesso è prigioniero in Turchia, pretendo che il governo del nostro paese riporti a casa presto Gabriele".
E' sul web che corre più veloce la solidarietà per Del Grande. La compagna di Gabriele, Alessandra d'Onofrio, ha lanciato con un video su Facebook in inglese, una staffetta di solidarietà per il marito, annunciando che lei stessa ha iniziato lo sciopero della fame. "Noi - ha scritto - digiuniamo con Gabriele Del Grande affinché vengano rispettati i suoi diritti. Chi si unisce alla staffetta? Chi vuole unirsi al digiuno di oggi può commentare questo video - si legge nel post pubblicato sulla pagina Facebook Io sto con la sposa -. Ogni giorno posteremo un nuovo video di chi raccoglie la staffetta, le adesioni verranno raccolte nei commenti del post. Così creeremo una staffetta in solidarietà di Gabriele finché non verrà rilasciato".

L'APPELLO - Gli amici di Gabriele: "Faceva il suo lavoro, liberatelo"

Ultima modifica ilMercoledì, 19 Aprile 2017 21:07

1 commento

  • Maurizio
    Maurizio Mercoledì, 19 Aprile 2017 18:41 Link al commento

    ...dove sono in questo momento tutti i nostri italiani che se nel nostro territorio vengono additati di qualcosa ti minacciano di querelarti e di fartela pagare...dove sono gli italiani che predicano l'integrazione e il falso buonismo e perbenismo vedete coi vostri occhi cosa sta accadendo a Gabriele nessuno si muove an tutti paura...invece se era successo a un turco in Italia migliaia di associazioni eravano già andate dall'avvocato a denunciare questo sorpruso...cosa dobbiamo fare per riportarlo a casa in verticale e non in orizzontale?

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.

Torna in alto

 

Contatti

Per contattarci

mailicona email redazione@luccaindiretta.it 

telefonoicona telefono 346.6194740

Newsletter