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Dal nautico di Viareggio un 'no' alla mafia

nauticoUn incontro per dire "No" alla mafia: è quello che si è svolto nei giorni scorsi nell’aula magna dell’istituto nautico Artiglio, dove si è tenuta una conferenza della Fondazione Caponnetto, alla quale hanno potuto partecipare studenti ed insegnanti dell’Istituto tecnico cittadino. Un meeting davvero importante e tanto voluto dalla dirigente scolastica Nadia Lombardi che si è detta "onorata di averlo potuto ospitare all’interno della scuola". Protagonista indiscusso della mattinata è stato il giornalista Paolo Borrometi, redattore di quella inchiesta che contribuì allo scioglimento del comune di Scicli. Il giornalista, siciliano d’origine e romano d’adozione, che già da alcuni anni vive scortato per le minacce arrivate proprio dopo i suoi articoli, è stato intervistato da Gabriele Altemura, giornalista dell’emittente televisiva Canale 50.

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Talenti: "A Lucca si applichi l'insegnamento di Croce contro intolleranza ed estremismi"

talenti"Questa settimana è accaduto qualcosa di assai significativo, che peraltro mette a fuoco ragioni profonde delle intemperanze cui Lucca ha dovuto assistere durante i confronti pubblici tra i due candidati sindaci". A dirlo è Sergio Talenti, giornalista e scrittore. "Alla biblioteca comunale di Bagni di Lucca - dice Talenti - la Fondazione Michel de Montaigne che la gestisce ha presentato uno straordinario documento: il discorso di apertura pronunciato da Benedetto Croce con proprie note olografiche al congresso di Bari nel gennaio del 1944. Il grande filosofo titolò quella che si è rivelata profetica allocuzione sulla libertà del nostro paese, allora diviso e devastato dal nazi-fascismo: La libertà italiana nella libertà del mondo. Un discorso letto a voce bassa, notava il responsabile di Radio Bari il maggiore inglese Jan Greenless cui il filosofo ne fece dono. Lo stesso giornalista che successivamente rilasciò un personale fondo di ben 20mila volumi al Comune di Bagni di Lucca".

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La famiglia di Gabriele: serve l'aiuto di tutti

  • Pubblicato in Cronaca

di Roberto Salotti
delgrandegabrL'attesa è di ora in ora sempre più angosciante. Ma con l'ansia cresce anche la convinzione e la determinazione a far sentire alta la voce, a tenere accesi i riflettori su Gabriele Del Grande. Una storia, la sua, fatta di battaglie e sfide per documentare la "guerra" quotidiana ai confini dell'Europa: un mestiere di vivere, più che di lavorare per l'autore del blog Fortress Europe. E ora quella voce, prima forse un po' isolata e da molti ignorata, è e deve restare in primo piano. E' questo il sommesso e composto messaggio della famiglia del giornalista e documentarista lucchese che da 11 giorni è in mano alle autorità turche che lo hanno fermato il 9 aprile scorso ad Hatay, al confine con la Siria. "Mi hanno fermato per il mio lavoro", ha detto Del Grande ieri telefonando alla compagna Alessandra d'Onofrio e agli amici (Leggi).
Oggi pomeriggio alcuni parenti di Del Grande saranno presenti alla manifestazione di piazza che si svolgerà al loggiato di Palazzo Pretorio (Leggi). Un presidio e un flash mob, organizzato su iniziativa del Comune e a cui hanno subito aderito tante associazioni, per "tenere alta l'attenzione" sul caso del regista e blogger che da ieri sera ha iniziato lo sciopero della fame, chiedendo a tutti di mobilitarsi. Non solo per lui, verrebbe da dire, ma per la difesa della libertà di raccontare quelle "terre ai margini" che da sempre sono al centro del suo impegno di giornalista.

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