Palazzo Mansi, riaprono con nuove opere le sale dedicate all’arte del Novecento

Recenti donazioni ai Musei nazionali di opere della seconda metà del Novecento hanno reso indispensabile un nuovo ordinamento della sezione dedicata al ventesimo secolo. Venerdì (18 luglio) alle 11 le sale rinnovate al secondo piano del Museo nazionale di Palazzo Mansi saranno riaperte al pubblico che potrà così apprezzare le opere relative ad un arco di tempo che va dalle novità introdotte da Alceste Campriani agli inizi del Novecento fino alle opere di Inaco Biancalana degli anni Sessanta. Conservati nei depositi del museo e da oggi visibili al pubblico sono i due intensi ritratti degli anni Trenta-Quaranta di Giuseppe Ardinghi (Lucca, 1907-2007), Olga sedutaRitratto del figlio Antonio, che vanno ad aggiungersi alle altre opere del pittore lucchese rappresentanti il clima novecentesco affermatosi a Firenze negli anni Trenta.

Completa l’opera di Ardinghi uno dei cartoni preparatori realizzati per le vetrate della Cattedrale di San Martino fra il 1952 e il 1956. Il cartone, realizzato a tempera con vivaci colori, è stato esposto con i bordi completamente a vista per sottolineare l’originaria funzione preparatoria.
Sono invece frutto di donazioni i sette rilievi lignei ispirati all’Antica Roma di Inaco Biancalana (Viareggio, 1912-1991), scultore di soggetti legati al mondo popolare viareggino, e il Busto di Luca Pacioli in cemento di Renato Avanzinelli i cui esordi risalgono agli anni Venti.
I rilievi di Biancalana, già protagonisti della mostra L’Antica Roma di Inaco Biancalana allestita al Museo nazionale di Villa Guinigi dal 7 giugno al 28 settembre 2013, sono ora esposti al pubblico in modo da riproporre la loro originaria collocazione come decorazioni del bancone della pasticceria di Viareggio che Graziano Grazzini aveva commissionato nel 1965.
Del 1967 è il Busto di Luca Pacioli che Renato Avanzinelli (Lucca, 1908-1970), interprete dell’interesse per l’arte toscana rinascimentale, realizzò in forme realistiche e sintetiche piegando la grossolanità opaca e ruvida del cemento ad una morbidezza e levigatezza simili a quelle raggiungibili col marmo.

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