Impianto Sanaletti, Picchi: “La proprietaria della tecnologia coincide con quella dell’impianto chiuso a Treviso”

Il portavoce dei comitati ambientali della Piana: “Il nome è emerso alla vigilia della conferenza dei servizi. La società non è capitalizzata”
Ancora polemiche sull’impianto di pannolini e pannoloni di Salanetti.
“Apprendiamo che I-Foria – dice Liano Picchi che comitati ambientali della Piana – è la proprietaria della tecnologia di cui si avvarrà Retiambiente per la costruzione dell’impianto che dovrebbe riciclare i pannoloni. Questo nome, guarda caso esce fuori dal cilindro proprio il 28 marzo, quando Retiambiente e Legambiente, con sospetto tempismo, incitavano sui quotidiani e si attendevano in giornata, l’approvazione dell’impianto dalla conferenza regionale dei servizi. Cosa che per fortuna nostra, e forse anche loro, date le responsabilità in gioco, non è invece avvenuta”.
“Perché solo ora e non prima? Forse perché avremmo avuto il tempo di scoprire cose che una volta conosciute ci avrebbero lasciato ancora più perplessi? E sopratutto dovrebbero lasciare ancora più dubbiosi coloro che sono preposti a valutare l’impianto? Per brevità vi faremo un accenno ma ci ripromettiamo di farlo molto più accuratamente nelle sedi opportune. Dall’estratto della Camera di Commercio apprendiamo che l’amministratore unico di I-foria è un certo Marcello Somma che guarda caso era anche il direttore capo per l’innovazione tecnologica della Fater di Spresiano, il cui impianto è stato chiuso e smantellato da oltre due anni. Sì, avete capito bene, quell’azienda che Del Chiaro ed Ercolini sembra che visitarono, assieme ad altri consiglieri, poco prima della sua chiusura, indicandocela poi con enfasi, per la sua perfetta funzionalità. Non sappiamo se si tratti di un puro caso ma Fater ed I-foria hanno anche in comune la loro sede sede a Pescara. Mentre ci sembra molto più preoccupante il fatto che quest’azienda sia una società costituita da poco più di un anno, con un capitale sociale di appena 13mila euro e due soli dipendenti”.
“Poiché per la sola costruzione dell’impianto verranno spesi oltre 20 milioni di euro di soldi pubblici, ci chiediamo, se non dovesse funzionare a chi li richiediamo indietro? – conclude Picchi – Notoriamente una società di capitali ne risponde con il solo capitale sociale, e gli altri 19 milioni e 987mila? Molte altre cose le spiegheremo giovedì sera all’assemblea che terremo a Porcari all’auditorium Da Massa Carrara”.