Impianto di Salanetti, Porcari alza la voce: “Anche in conferenza dei servizi confermati i nostri dubbi”
Il sindaco Fornaciari e gli assessori Giannini, Menchetti e Lamandini: “Decide nel osservazioni: dalle emissioni ai reflui fino al piano finanziario”
Porcari non ci sta, e ribadisce, dopo l’ultima conferenza dei servizi del 28 marzo, il proprio no all’impianto per il trattamento dei pannoloni e dei rifiuti tessili a Salanetti.
Il sindaco Leonardo Fornaciari e gli assessori Simone Giannini, Roberta Menchetti ed Eleonora Lamandini hanno sottolineato, in Comune, tutte le criticità espresse non solo dal Comune di Porcari, ma anche da alcuni degli altri enti coinvolti.
“Si è svolta una conferenza di servizi molto lunga, che è durata diverse ore – ha detto il sindaco Fornaciari – che è iniziata la mattina alle 10 ed è terminata nel pomeriggio inoltrato, con un impiego di tempo di funzionari pubblici non trascurabile. Fatto sta che questa conferenza dei servizi non ha prodotto niente. È emerso in quella sede tutto quello che noi diciamo un po’ da sempre. È un po’ inelegante dirlo ma stavolta è proprio il caso di ribadirlo: ve l’avevamo detto”.
A entrare nel dettaglio è l’assessore Giannini: “È stata – ha detto – una conferenza di servizi durata più di 4 ore dove a un certo punto si perdeva anche il filo dalle tante obiezioni e osservazioni di tutti gli enti coinvolti. Arpat ha prodotto 30 pagine di osservazioni, Asl altrettante, noi come Comune 15 pagine di osservazioni. Alla fine i dubbi emersi da questa conferenza dei servizi sono innumerevoli”.
“Innanzitutto – spiega – il progetto è stato totalmente rivisto, totalmente rifatto perché il capannone non verrà parzialmente demolito, ma verrà totalmente demolito. Questo perché perché essendo in una zona a rischio idraulico, il capannone attuale era praticamente impossibile adattarlo al rischio idraulico presente nella zona: si parla di alta pericolosità idraulica P3, quindi a rischio massimo di esondazione. Nonostante che il progetto sia nuovo, sono emerse decine di dubbi sulla sua bontà. La vasca di contenimento delle acque che deve essere fatta sotto il capannone è risultata assolutamente insufficiente da un punto di vista volumetrico. Tutta questa incertezza tecnica, ovviamente, ha generato e genera tutt’ora incertezza anche sugli effetti che può produrre questo tipo di impianto. Arpat, ad esempio, non è ancora riuscita a far girare un modello di calcolo per calcolare l’impatto d’origine dell’impianto. Si è passati, peraltro, da un camino dei vapori di espulsione dei vapori di lavorazione a quattro camini e anche lì non si capisce se sono sufficienti”.
“Arpat – come detto – spiega Giannini – ha fatto 30 pagine di osservazioni sui ‘rifiuti’ generati dall’impianto e sui reflui. Le quantità sono praticamente raddoppiate: si parla di 5500 metri cubi all’anno di reflui generati, da smaltire non in fognatura perché in fognatura Acquapur non può ricevere questo tipo di acque di scarto. Non è chiaro come verranno smaltiti questi reflui e non è chiaro quello che l’impatto sul traffico che comporta questo ulteriore smaltimento via camion di questi reflui, 5500 metri cubi all’anno da smaltire via camion che comportano 600 metri cubi l’anno in più. Poi, ultimo ma non ultimo, questo impianto è stato classificato come end of waste. End of waste che vuol dire? Gli impianti che smaltiscono rifiuti tramite questo tipo di processi praticamente declassificano il rifiuto, lo riqualificano come prodotto. Si elimina, insomma, la classe rifiuto dal prodotto, ovvero gli impianti end of waste non devono riprodurre rifiuti. In questo caso invece ci sono ci sono rifiuti riprodotti. End of waste dice che è possibile riprodurre alcuni tipi di rifiuti, ma che non debbano essere ribruciati o ritrattati. In questo caso non è chiaro dove questi rifiuti verranno portati. Quindi anche uno dei principi cardini dell’end of waste non è soddisfatto”.
Infine i dubbi dal punto di vista economico: “Retiambiente fa riferimento a dei contratti di vendita stipulati 4-5 anni fa da Contarina nell’impianto famoso di Treviso che poi ha chiuso. Ma ad oggi non si sa come il materiale prodotto sarà riutilizzato. I materiali prodotti, ad esempio, non potranno essere utilizzati neanche dalle cartiere del posto che fanno carta riciclata. Ci sono, infatti, dei residui di plastica che rimarrebbero. Ci sono delle ipoitesi di riutilizzo che sono solo delle ipotesi, ma di contratti non ce ne sono. Alla fine, insomma, ci domandiamo come è possibile che un impianto del genere non sia stato sottoposto a valutazione dell’impatto ambientale. È ormai palese e pacifico che questo è, come si è sempre detto, un impianto sperimentale, per il quale non c’è nessuna base d’appoggio, non c’è nessun metodo di confronto con qualcun altro. Quindi noi ribadiamo il fatto che la valutazione di impatto ambientale doveva essere fatta. Dopo l’ennesima conferenza dei servizi che c’è stata, dove praticamente è uscito un assoluto nulla di fatto è chiaro che una valutazione più approfondita di tutto l’impianto andava fatta prima”.
Rincara la dose l’assessora Menchetti: “Ogni autorità competente – dice – ha veramente rilevato tutta una serie di questioni e di inefficienze di questo impianto, di dubbi, di cose che devono essere cambiate e quindi, appunto, non si è potuti arrivare alla fine neppure lo scorso venerdì ad avere chiarezza su questo impianto e sul procedimento in generale. Gran parte delle osservazioni che sono state fatte e che sono state poste alla Regione e sulla quale devo dire la Regione effettivamente sta ragionando, sono contenute nella relazione che il nostro ufficio tecnico ha fatto. Chi sostiene che noi non abbiamo fatto il dovuto o che non abbiamo una posizione chiara o che non abbiamo espresso chiaramente la posizione sull’impianto dice delle falsità. Perché la nostra posizione è chiarissima, i documenti che noi portiamo sono chiarissimi e sono ,mi permetto di dire, anche molto ben articolati dal punto di vista dei contenuti di carattere tecnico”.
“L’altro elemento che mi preme sottolineare è che alla fine della conferenza dei servizi è emerso che c’è una preoccupazione effettiva sull’inefficienza del progetto – prosegue – Le criticità possono portare a ad arrivare corti sulla realizzazione e quindi poi sulla possibilità del finanziamento perché essendo un progetto finanziato con il Pnrr, poi va rendicontato specificatamente e i termini vanno rispettati”.
Un ultimo appunto sulla questione della distanza dal centro abitato: “La Regione ha valutato anche tutto il discorso del centro abitato. Noi eravamo andati preparati sul discorso della possibilità diRetiambiente di esercitare l’opzione tra le normative del vecchio piano bonifiche rifiuti e quello nuovo. Il funzionario mi ha presto stoppato su tutto questo ragionamento dicendo che il Tar si è pronunciato sulla questione del centro abitato e che il tema, dopo il ricorso dei privati, non si pone più per quello che riguarda la Rgione perché quell’esito negativo inficia qualsiasi ulteriore ragionamento su a questo punto, salvo nuovo ricorsi. Chiaramente questa cosa ci dispiace perché dobbiamo lottare anche contro le azioni di chi dovrebbe remare dalla nostra stessa parte. Noi non molleremo, nel senso che anche su questa questione torneremo con eventuali impugnative o con eventuali discussioni, ma si è visto bene che sul tema la Regione è stata molto tranchant e chiusa”.
“Ma ritegno significativo – prosegue – che la Regione abbia ritenuto di doversi sollevare da eventuali responsabilità per i ritardi. È come dire: siete arrivati talmente lunghi, siete arrivati talmente faragginosi, talmente con un progetto che presenta tante criticità, che se poi si va troppo a ridosso con i tempi di realizzazione, che non sia colpa della Regione perché è chiaro che il progetto è stato continuamente cambiato e presenta tantissime criticità”.
“Comune Comune di Porcari – aggiunge l’assessora Menchetti – abbiamo contestato che sia stata già indetta la gara, pur non essendoci un progetto qualificabile come tale. Retiambiente è intervenuto dicendo cheil procedimento è legittimo e che verrà chiesto a chi si aggiudica la gara di adeguarsi alle risultanze del progetto finale”.
Il sindaco solleva dubbi notevoli: “La mia domanda è per tutti coloro che con tanta convinzione sono sicuri del progetto e lo dicono anche pubblicamente. Ma le hanno lette le carte? Le hanno lette le osservazioni? La conferenza di servizi ci ha dato ragione: ad oggi la tabella del Ministero ambiente e sviluppo energetico, che parla degli odori, è palesemente violata da dati di progetto e quindi ora dovranno modificare nuovamente il progetto per cercare di capire come possano tenere gli odori nel range previsto, altrimenti è un criterio escludente. Poi ci sono problemi anche sulla viabilità dove l’opera accessoria che dovrebbe essere una rotonda non è progettata e ad oggi neanche finanziata e quindi non se ne non se ne conosce nel progetto. Quindi io domando ancora: qualcuno è in grado di dire ad oggi quanto costerà questo impianto? Sapete cosa vuol dire che se è raddoppiata l’acqua dal primo dato di progetto? Vuol dire che tutta quell’acqua raddoppiata va scaldata e va scaldato col gas o con l’energia elettrica”.
“Che non torna il rischio idraulico, che non tornano le emissioni odorigine, che non torna il fatto che non si sa dove confluiranno i reflui, è scritto nelle osservazioni del Comune – spiega ancora – Questo progetti ci pare una forzatura: forse bisognerebbe attendere di avere una tecnologia che ci permetta di recuperare questo tipo di rifiuto considerando che poi c’è anche la certezza che questo impianto che consuma energia elettrica, gas e acqua procude anch’esso rifiuti. Quindi ci sono anche i dubbi sul beneficio ambientale di questo impianto”.
Alla conferenza anche l’assessora Eleonora Lamandini: “È un tema importante, è un tema sul quale siamo uniti, quindi nel senso nessuno di noi ha idee diverse o pensieri diversi. Tutti noi stiamo portando avanti la battaglia perché convinti che le tante criticità che sono emerse stanno emergendo, in qualche modo siano criticità che ci devono fare riflettere. Qualcuno ha detto che noi per otto mesi abbiamo nascosto le cose. Ma in quegli otto mesi l’ufficio ha lavorato, ha prodotto una quantità indescrivibile di documenti sulla quale si sono basate tante delle riflessioni che poi la Regione ha dovuto fare”.
A margine della conferenza anche la notizia che in loco sono state effettuate dei saggi sulla possibile esistenza di rifiuti di vecchia data in loco di cui si attende l’esito.