Contratti a domicilio vietati, scattano ricorsi

30 novembre 2016 | 11:31
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Contratti a domicilio vietati, scattano ricorsi

Fa discutere la decisione del Comune di Porcari di fermare la vendita di contratti a domicilio. E l’ordinanza firmata dal sindaco Alberto Baccini che ha inteso raccogliere in questo modo le segnalazioni e le lamentele di tanti suoi concittadini, finisce nel mirino. E la guerra si sposterà al tribunale amministrativo regionale. Perché i venditori preparano il ricorso per impugnare gli effetti dei divieti.

“Non possiamo accettare che la vendita diretta a domicilio, attività praticata da migliaia di onesti incaricati in tutta Italia, sia accostata ad attività criminali quali truffe, abusi o rapine. La legge non consente ai sindaci di vietare la vendita a domicilio con un’ordinanza. Faremo ricorso al prefetto e al Tar per tutelare le aziende e i lavoratori che operano correttamente”. È questa la reazione di Ciro Sinatra, presidente di Univendita (Unione italiana vendita diretta), la maggiore associazione di imprese del settore, a quanto contenuto nell’ordinanza del 28 novembre scorso.
Univendita e tutte le sue aziende associate procederanno con i ricorsi – spiega il presidente – se il sindaco di Porcari non rivedrà immediatamente i contenuti dell’ordinanza.
“L’intenzione di garantire la sicurezza e la serenità dei propri cittadini è sicuramente lodevole e condivisibile ma non può tradursi in un provvedimento che impedisce di svolgere un’attività commerciale, come la vendita diretta a domicilio, prevista e regolata da leggi nazionali – prosegue Sinatra -. Nessuna ordinanza comunale può impedire alle aziende di operare con il metodo del ‘porta a porta’, né può obbligare queste aziende a fare ulteriori richieste di autorizzazione ai Comuni. Totalmente inaccettabile, poi, è l’idea che un Comune metta a disposizione un’area-ghetto in cui relegare l’attività delle aziende di vendita diretta al domicilio del consumatore. Chi pratica la vendita a domicilio nel rispetto della legge lo fa, appunto, nelle case degli italiani. E per potervi accedere è già munito di un apposito tesserino di riconoscimento, rilasciato dietro autorizzazione dell’autorità di pubblica sicurezza. È un aspetto determinante per Univendita che, sin dalla sua fondazione, nel 2010, è impegnata a garantire alti standard etici nello svolgimento della professione. Le pratiche commerciali disoneste devono essere perseguite con la massima determinazione: Univendita è la prima a richiederlo, a sostenere le leggi nazionali che già esistono a tutela del consumatore e a denunciare con forza le pratiche da Far West legate, ad esempio, alla vendita di contratti per l’energia, che danneggiano i consumatori e rovinano il mercato a chi opera in modo etico. E’ inammissibile e ingiusto che indistintamente a tutti i venditori a domicilio, fra l’altro un settore in crescita e ricco di opportunità lavorative, sia impedito di svolgere l’attività con cui mantengono le loro famiglie”.
Univendita, nata nel 2010 per riunire l’eccellenza della vendita diretta a domicilio in Italia, si è dotata di una Carta dei Valori “per promuovere – si spiega – un sistema etico che sia riconosciuto e applicato da tutti i soci. Le imprese associate si impegnano ad agire nel rispetto di valori fondamentali e irrinunciabili e a diffondere nel settore della vendita diretta comportamenti etici e sostenibili. Questi principi sono alla base del codice etico dell’associazione, che ha lo scopo di garantire che le attività di vendita diretta delle imprese associate e di tutti i loro incaricati si svolgano nel rispetto delle libertà fondamentali e della dignità delle persone, nella tutela dei diritti dei consumatori”.