Cambia sesso per sposare il compagno ma la legge Cirinnà blocca il matrimonio: il caso di Lucca finisce alla Consulta

La coppia si è rivolta al giudice del tribunale di Lucca, che ha sollevato dubbi di legittimità costituzionale sulle norme delle unioni civili
Vogliono coronare la loro storia d’amore con un matrimonio, pur essendo già uniti civilmente. Un sogno di tante coppie gay, proprio come quella di Lucca che si è però dovuta rivolgere al tribunale cittadino. Perché, nel frattempo, uno dei due ha deciso di sottoporsi ad una operazione per cambiare sesso. E i due hanno scoperto che, apparentemente, per le leggi in vigore in Italia non solo potrebbero non poter convolare a nozze ma addirittura vedersi dissolvere la loro unione civile.
Il caso davvero unico è finito davanti al giudice di Lucca, Giampaolo Fabbrizzi, nei giorni scorsi, dopo aver visionato tutta la documentazione consegnata dai legali della coppia, ha deciso di sollevare questioni di legittimità costituzionale alla Consulta in relazione al comma 26 della legge Cirinnà del 2016. L’articolo 1 comma 26 della legge, del 20 maggio 2016, infatti dispone che nel caso di unione civile, la rettificazione di sesso di una delle parti determina lo scioglimento dell’unione civile, senza alcuna possibilità di una scelta diversa.
Il legislatore ha adottato delle soluzioni diverse tra matrimonio ed unione civile, in presenza della rettificazione di sesso di uno dei coniugi o di una delle parti. Al contrario, l’articolo 1, comma 27, ha previsto che alla rettificazione di sesso di uno dei coniugi, nel caso in cui gli stessi abbiano manifestato volontà di mantenere in vita il vincolo di coppia, consegue automaticamente l’instaurazione dell’unione civile tra persone dello stesso sesso. Sarà dunque compito dei “giudici delle leggi” ora dirimere tale delicata e complessa controversia legale che investe più ambiti e livelli.
Primo e unico caso in Italia ad arrivare sul tavolo della corte Costituzionale. Solo nel 2014 una vicenda analoga, il noto “caso Bernaroli”, quando i giudici ordinari di Bologna avevano chiesto l’intervento della Consulta per una coppia etero che chiedeva di rimanere sposata nonostante il cambio dei sesso di uno dei due e che non le si imponesse il divorzio. La Consulta aveva stabilito che chi cambia sesso non può essere costretto automaticamente al divorzio, ma che non è neppure possibile far dipendere il mantenimento del matrimonio dalla volontà dei coniugi, perché la legge italiana non prevede le nozze tra persone dello stesso sesso. I giudici costituzionali sollecitarono il Parlamento ad introdurre una forma di regolamentazione. In attesa la Cassazione aveva poi raccolto quella statuizione in favore di Bernaroli e di sua moglie. Che erano rimaste sotto il vincolo del matrimonio. Ora da Lucca è partita la nuova richiesta di “aiuto” alla corte Costituzionale, chiamata nuovamente a pronunciarsi su un argomento molto delicato e complesso sullo sfondo di un evidente vulnus normativo che il Parlamento dovrà prima o poi colmare.