Niente linea internet per far funzionare il Pos, la Corte d’Appello riconosce il risarcimento a una nota gioielleria

2 ottobre 2022 | 20:57
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Niente linea internet per far funzionare il Pos, la Corte d’Appello riconosce il risarcimento a una nota gioielleria

Telecom condannata a versare 10mila euro di danni e 9mila euro di spese di giudizio. Ribaltata la decisione del giudice di primo grado

Una nota gioielleria del centro storico di Lucca ha vinto in appello una singolare causa contro Telecom.

I giudici di secondo grado hanno ribaltato la decisione di primo grado dando ragione alla società che è riuscita a dimostrare in giudizio di aver subito un danno da parte della compagnia telefonica che dovrà pagare 10mila euro di risarcimento più circa 9mila euro di spese di lite e di giudizio. Una interruzione del servizio pos, non legittima per i giudici, è alla base della controversia finita prima sul tavolo del Corecom per la conciliazione, avvenuta in parte, e poi nelle aule di tribunale.

La gioielleria aveva chiesto 45mila euro di danni ma è riuscita a dimostrare il danno patito ma non il quantum che è stato quindi liquidato in via equitativa. Circa otto anni fa la gioielleria aveva disdetto uno dei due contratti con la Telecom riguardante una delle due linee telefoniche societarie, collegate ovviamente ai relativi pos, per passare ad un altro operatore, per una sola delle linee telefoniche, e mantenendo l’altra in essere. Ma la compagnia telefonica secondo il resoconto giudiziario avrebbe proseguito a mandare bollette anche per linea disdetta, per un periodo. Ma c’è di più. In sentenza infatti si legge che in una fattura relativa alla linea telefonica rimasta attiva veniva addebitata anche una somma per un servizio “personal business” relativo alla linea telefonica disdettata, che la società non aveva mai richiesto. Dalla contestazione di tale fattura la gioielleria decide quindi di pagare solo parzialmente e di non pagare servizi non richiesti.

A quel punto la compagnia telefonica disattiva la linea telefonica della gioielleria, quella non disdetta, prima per 12 giorni e poi per altri 5. Le parti sono arrivate ad un accordo al Corecom nel giugno del 2014, ma sempre in quella sede la gioielleria si riservava di agire per il risarcimento dei danni subiti lamentando di non avere potuto servirsi del pos nel periodo di sospensione della linea telefonica, ciò che aveva comportato l’impossibilità di portare a termine numerose transazioni commerciali, con un danno patrimoniale quantificato in giudizio in 45mila euro.

In primo grado non ottiene niente ma nei giorni scorsi la corte d’appello di Firenze ha ribaltato la decisione dando ragione alla gioielleria. Scrivono i giudici Cecchi, Caporali e Severi, della corte d’Appello di Firenze nella sentenza pubblicata il 30 settembre scorso: “Ciò posto parte appellante ha dato dimostrazione, producendo gli estratti conto bancari relativi agli accrediti derivanti da pagamenti elettronici, che il pos veniva utilizzato sulla linea Telecom rimasta in essere, tant’è che in detti estratti conto relativi ai mesi di marzo e maggio 2014 si vede che cessano di essere contabilizzati pagamenti nel periodo di interruzione della linea telefonica, dovendo così ritenersi raggiunta la prova dell’esistenza di un danno poiché, per la particolare attività esercitata dall’appellante, può fondatamente presumersi che la modalità di pagamento degli acquisti fosse correntemente quella elettronica, sia per il valore dei beni negoziati, trattandosi di gioielli, sia perché detta forma di pagamento è quella normalmente utilizzata specie dai turisti che l’appellante indica tra i propri clienti, tenuto conto che la gioielleria si trova nel centro storico di Lucca. Ritiene pertanto questa Corte che il danno patrimoniale subito dalla gioielleria ritenuto provato l’evento lesivo dannoso, e stante l’impossibilità di provarne l’ammontare, possa essere determinato, in via equitativa in complessivi euro 10mila, oltre interessi in misura legale dalla data della domanda fino al saldo”.

Questa la decisione di merito di secondo grado. Il collegio dei legali delle parti in causa era formato dagli avvocati Paolo Biagiotti e Arturo Leone.