Picchiata e vessata per anni sul posto di lavoro: il suo superiore e il ministero dovranno risarcirla

26 ottobre 2023 | 17:16
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Picchiata e vessata per anni sul posto di lavoro: il suo superiore e il ministero dovranno risarcirla

Dopo le condanne penali ora è arrivata anche la sentenza definitiva della Cassazione civile: la donna era dipendente in un ufficio pubblico ministeriale a Lucca

Sottoposta a vessazioni per anni e in alcune occasioni è emerso che sarebbe stata addirittura picchiata dal suo superiore, in un ufficio pubblico ministeriale di Lucca. Ora dopo le condanne penali anche la giustizia civile è arrivata all’ultimo grado di giudizio, per quanto riguarda il risarcimento dei danni all’interno della causa di servizio per mobbing e per i danni patrimoniali e non patrimoniali.

Il ministero di riferimento, infatti, è stato condannato in solido con l’ex dipendente statale (e superiore della vittima) che a sua volta aveva già subito due condanne definitive per lesioni, percosse, ingiurie e calunnia. La suprema corte di Cassazione ha infatti rigettato il ricorso del dicastero confermando la sentenza di secondo grado dei giudici di Firenze che avevano ribaltato il verdetto dei colleghi del tribunale di Lucca.

La Corte d’appello di Firenze aveva stabilito l’entità del risarcimento dovuto alla donna a carico del ministero competente, in solido con l’uomo responsabile dei reati e dei soprusi, “per una condotta illecita costituente mobbing, anche mediante dequalificazione”, come agli atti del processo e in sentenza. Una gran brutta storia che alla fine ha visto la donna vincere le varie cause in tutte le sedi giudiziarie contro il suo “aguzzino” che le aveva reso la vita un inferno con ripercussioni sulla sua salute, oltre che sul lavoro, sia dal punto di vista fisico che psicologico.

La donna aveva poi ripreso a lavorare negli anni successivi cercando di lasciarsi alle spalle questi brutti ricordi. Ora dopo il riconoscimento da parte dell’Inail di una rendita mensile avrà anche quello stabilito in sede civile relativo al mobbing subito per circa 3 anni con tutte le conseguenze che ha dovuto poi affrontare. Un vero incubo ad occhi aperti. Anche dopo il pensionamento del suo superiore, condannato in via definitiva, infatti, il direttore dell’ufficio, aveva continuato a tenere nei confronti della donna un atteggiamento ritenuto mobbizzante, spostandola spesso di ufficio ed allontanandola dai colleghi.

In occasione dell’ennesimo e non gradito spostamento, la donna era crollata ed era stata colpita da malore, caduta a terra priva di sensi e soccorso dall’ambulanza del pronto soccorso cittadini. L’Inail le aveva riconosciuto l’infortunio sul lavoro (con una percentuale pari al 17 per cento). L’uomo anche in sede penale era stato condannato ad un totale di 12mila euro di risarcimento. In sede civile ora la condanna definitiva totale da risarcire alla donna. Anche se nessuna cifra potrà mai restituire alla donna ciò che le è stato tolto in quel periodo assurdo sul luogo di lavoro e in un posto pubblico. Uno dei legali della vittima, l’avvocato Francesco Cecconi ha inteso sottolineare l’importanza della sentenza definitiva della Cassazione in un processo così delicato.

“La sentenza della corte di appello di Firenze aveva addebitato a parte datoriale, oltre alla condotta mobbizzante, la violazione dell’articolo 2087 del codice civile ed  in base all’esito della Ctu, aveva riconosciuto una lesione dell’integrità psicofisica del 17% ed un danno biologico temporaneo liquidando un  danno differenziale utilizzando le tabelle del tribunale di Milano e provvedendo a detrarre le somme corrisposte dall’Inail per poste omogenee. In definitiva una sentenza che finalmente pone fine ad un calvario giudiziario rispetto ad un delicatissimo e doloroso caso di mobbing che ha condizionato, per oltre un decennio, la vita lavorativa di una dipendente, che ha avuto dovuto  sopportare anche gravi ripercussioni di ordine psicologico”. E infine: “La quota parte di danni e spese, imputata al condannato, ex dipendente in pensione dell’ufficio pubblico di Lucca,  non è stata ancora mai corrisposta il che ci costringerà dopo anni ed anni di causa a procedere alla riscossione coattiva del credito”.

Oltre all’avvocato Francesco Cecconi, dello studio legale Fca di Firenze, la donna è stata difesa anche dall’avvocato Silvia Carboni. Si conclude quindi un lungo iter giudiziario, penale e civile, emerso da fatti inconcepibili soprattutto perché avvenuti in un ufficio pubblico e ai danni di una dipendente che era lì solo per lavorare.