Va a lavorare con un green pass falso e si vanta con i colleghi: licenziato e denunciato

Il giudice civile ha dichiarato pienamente legittimo il provvedimento di una cartiera lucchese. Dovrà anche rispondere in sede penale di falsità materiale
Nel 2021 era riuscito ad ottenere un falso green pass addirittura dalla Germania: oltre ai guai di tipo penale l’uomo è stato licenziato da una nota cartiera della Piana di Lucca dove lavorava e i giudici hanno confermato la legittimità del provvedimento.
Il suo tentativo di eludere le normative anti Covid alla fine gli sono costate davvero molto care. L’uomo è stato condannato anche a pagare circa 5mila euro di spese di lite e di giudizio.
Nella sentenza motivata del Tribunale di Lucca a firma del giudice Alfonsina Manfredini, pubblicata lo scorso 6 novembre, è riassunta l’intera vicenda dell’ex operaio. Nel procedimento è emerso che nell’autunno del 2021 l’uomo si vantava addirittura con alcuni colleghi di aver “fregato” tutti con un green pass falso, e tali voci sono arrivate al direttore dello stabilimento che lo ha convocato per le verifiche di rito. L’uomo esibisce il green pass anche alla presenza di un vigile urbano chiamato dal direttore e l’app governativa lo riconosce come valido. Ma il green pass è tedesco e questo insospettisce sia il direttore sia il vigile. A quel punto per andare a fondo alla vicenda l’azienda presenta un esposto in prefettura e anche alla procura della Repubblica, perché proprio in quei giorni stavano venendo fuori notizie in merito a falsi green pass a Lucca, e non solo, che riuscivano a sfuggire ai controlli effettuati con l’app governativa. A quel punto è emerso in sede di indagini penali per “falsità materiale commessa da privato” (articolo 489 cp) che l’uomo era in possesso di un green pass falso basato su dati altrettanto falsi che sono stati smascherati in pochi mesi di attività investigativa.
In Germania non risultava, infatti, nessun green pass autentico emesso a suo nome e soprattutto le date delle presunte vaccinazioni erano incompatibili con le risultanze investigative. Nelle due date indicate nel green pass, maggior riprova della sua falsità, nelle quali l’uomo avrebbe effettuato le vaccinazioni in Germania, risultava invece regolarmente presente in fabbrica. Si legge infatti nella sentenza che ha confermato la legittimità del suo licenziamento da parte della nota cartiera lucchese: “In particolare, dagli accertamenti svolti dalla polizia giudiziaria di Lucca, è emersa la falsità delle vaccinazioni del 20 luglio 2020 e del 22 agosto 2021 dato che, secondo quanto indicato dalle competenti autorità tedesche, i numeri identificativi dei lotti delle sue vaccinazioni non risultano presenti nelle registrazioni ufficiali delle banche dati tedesche. In ogni caso è certo e indubitabile che la presunta vaccinazione del 20 agosto 2021 che sarebbe stata effettuata in Germania è sicuramente falsa in quanto l’uomo quel giorno è andato al lavoro presso lo stabilimento con il turno di lavoro 14-20, mentre il giorno precedente aveva svolto il turno di lavoro 14-22”.
L’ex operaio è finito sotto processo e il 21 aprile scorso si è svolta la prima udienza ed è stato licenziato dalla cartiera. Per il giudice tale provvedimento è assolutamente legittimo anche per il comportamento dell’ex operaio che ha pure messo a rischio i colleghi andando a lavorare con la febbre alta e il Covid nel mese di novembre del 2021. Conclude la sentenza: “Deve quindi considerarsi che, se gli atti di falsificazione e utilizzo di documentazione contraffatta sono di per sé idonei a sostenere il provvedimento espulsivo, la gravità del comportamento dell’uomo va valutata anche considerando gli obblighi di tutela della salute dei lavoratori gravanti sul datore di lavoro specialmente nel periodo di pandemia, e in particolare l’atteggiamento dell’odierno ricorrente il 6 novembre 2021 allorché egli, sapendo di non star bene era entrato ugualmente al lavoro in stato febbricitante (con temperatura alta e già contenuta da farmaci, senza aver fatto alcun controllo prima di entrare nello stabilimento risultando poi in effetti positivo al controllo Covid”.
Peggio di così non gli poteva andare, ha perso il lavoro e ora dovrà pagare anche le spese legali non certo perché fosse un “no vax” ma per il suo tentativo di “imbrogliare” l’azienda e i suoi stessi colleghi. Queste le decisioni di primo grado civile in attesa degli esiti penali del processo in corso a Lucca.