Bambino caduto dalle Mura, nuovo round dal giudice di pace. Parlano i genitori: “Per 4 anni dall’incidente non abbiamo potuto fare una vita normale”

24 giugno 2024 | 14:37
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Bambino caduto dalle Mura, nuovo round dal giudice di pace. Parlano i genitori: “Per 4 anni dall’incidente non abbiamo potuto fare una vita normale”

Sentito in aula anche il padre del piccolo che rimase ferito che ha sostenuto di essere caduto per soccorrere il figlio. Entrambi puntano il dito contro il Comune sostenendo che non c’erano cartelli che avvisavano dei pericoli

“Per i 4 anni successivi all’incidente non abbiamo potuto avere una vita normale”. E’ quanto ha sostenuto davanti al giudice di pace del tribunale di Lucca la madre del bambino francese che il 21 agosto del 2018, all’età di appena 5 anni e mezzo, precipitò dalla Mura con la propria bici a noleggio, finendo nella cannoniera del baluardo San Regolo. Una caduta di quasi sei metri e che gli causò delle gravi ferite: quell’incidente, come ormai noto, è al centro di un processo al quale i genitori del bambino hanno citato in giudizio come presunto responsabile civile il Comune di Lucca. Come ormai noto, la coppia francese aveva presentato immediatamente denuncia. Dopo una serie di accertamenti il giudice ha stabilito l’imputazione coatta per l’ex presidente dell’Opera delle Mura Alessandro Biancalana e di due dirigenti, Maurizio Tani e Giovanni Marchi, assistiti dagli avvocati Lodovica Giorgi, Carlo Di Bugno e Andrea Rugani, per lesioni personali colpose, nonostante il pubblico ministero chiedesse l’archiviazione. Il giudice monocratico, però, aveva ritenuto che la competenza sulle lesioni colpose spettasse al giudice di pace, dove si è instaurato il procedimento.

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Nell’udienza di questa mattina (24 giugno) sono stati ascoltati i genitori del bambino (mentre gli altri due amici della coppia che vivono a Dubai non si sono potuti presentare). Entrambi hanno dato la loro versione dei fatti ma è stata in particolare la madre a sostenere che la famiglia per circa 4 anni dall’episodio non avrebbe potuto avere una vita normale, dovendo ricorrere anche al sostegno psicologico per lo choc provocato dall’incidente in cui erano rimasti coinvolti sia il bambino che il papà. A prendere la parola è stato anche il padre del bambino che, nel soccorrere il figlio, era rimasto ferito. Secondo la tesi della difesa del Comune, l’uomo si sarebbe contuso calandosi dall’altro lato del parapetto, da dove era caduto il bambino in bicicletta. Ma questa mattina il padre ha sostenuto qualcosa di diverso. L’uomo ha detto infatti di essere caduto subito dopo il figlio: vedendo cadere il bambino – è questa in sostanza la sua versione dei fatti resa in aula – è salito sul parapetto ed è scivolato a causa della mancanza di protezioni. Stando al suo racconto, quindi, il padre del bambino si sarebbe ferito alla spalla così e non – come sostiene invece la difesa del Comune -, calandosi dal parapetto, come sosterrebbero di aver fatto altri testimoni presenti al momento, uno dei quali sarebbe un amico della coppia.

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Entrambi i genitori hanno poi sostenuto che nel punto dell’incidente, né nella vicinanze, erano presenti cartelli che avvisavano del pericolo di caduta e, quindi, di non aver potuto in alcun modo rendersi conto del rischio che avrebbe potuto correre il figlio. Non solo. Hanno anche sostenuto di non essersi resi conto, percorrendo in bicicletta la passeggiata delle Mura, del dislivello rispetto al piano degli spalti, perché avevano imboccato una salita per immettersi sulla cinta che, a giudizio loro, non era così ripida da far pensare a pericoli di caduta dal parapetto. Non conoscendo Lucca e percorrendo la passeggiata delle Mura per la prima volta, cioè, sostenevano di non essere stati in alcun modo avvisati dalla cartellonistica che c’era il pericolo di cadere. Anche questo è un aspetto contestato dalla difesa del Comune che sostiene invece che sulle Mura erano presenti cartelli in cinque lingue straniere che invitavano alla prudenza e informavano turisti e non del pericolo della caduta.

Tesi che i legali del Comune potranno far valere nei prossimi round davanti al giudice di pace. Il prossimo 20 novembre si proseguirà con l’esame degli altri testi. Tra questi in particolare saranno sentiti gli agenti della polizia municipale che erano intervenuti sul posto per i rilievi del caso subito dopo l’incidente.