“A Vagli Comune retto da fantocci”: l’autrice del post condannata a risarcire l’amministrazione

13 luglio 2024 | 14:21
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“A Vagli Comune retto da fantocci”: l’autrice del post condannata a risarcire l’amministrazione

Per il giudice quelle affermazioni integrerebbero la diffamazione

“A Vagli il Comune è retto da fantocci”. Per questa frase, contenuta in un post pubblicato sulla propria bacheca Facebook, in occasione dell’inaugurazione delle postazioni di ricarica elettrica per i veicoli sul territorio del comune  garfagnino, il tribunale di Lucca ha condannato ieri (12 luglio) l’autrice della critica al risarcimento di 3mila euro al Comune, che ha portato il caso in aula.

Secondo il giudice del tribunale civile, Alice Conti, quelle parole espresse in un post di critica configurerebbero infatti la diffamazione, insieme ad ulteriori affermazioni contenute nell’esternazione sul social network.

Tutto era nato dalla decisione, a fine 2019, del Comune di pianificare la realizzazione di zone di ricarica e installazione di apposite colonnine elettriche. L’iniziativa, presentata alla stampa nel 2020, si era concretizzata poco dopo ma l’inaugurazione era stata fissata per l’8 maggio del 2022, qualche tempo dopo l’attivazione delle colonnine. Sulla base di questo si era fondato, secondo il giudice, il post dell’utente citata in giudizio, che contestava il fatto che il taglio del nastro avvenisse dopo un lasso di tempo di quasi un anno.

Una critica che era stata esternata nel post, rilanciando la locandina con la quale l’amministrazione comunale di Vagli annunciava l’inaugurazione. Ma nel mirino del giudice sono finiti soltanto alcuni passaggi.

“L’appellativo ‘fantocci’ – si legge nella sentenza del giudice – utilizzato nei confronti degli amministratori dell’ente comunale risulta evidentemente lesivo dell’immagine e del decoro istituzionale del Comune, in quanto espressione lessicale denigratoria che travalica il limite della continenza sia formale che sostanziale. Il significato letterale dell’espressione indica, infatti, una classe dirigente priva di volontà e di capacità decisionale. Parimenti offensiva è l’espressione ‘…il Cinema continua…’, rafforzata dalla locuzione ‘buona visione’, come se le iniziative dell’amministrazione comunale fossero equiparabili ad una rappresentazione cinematografica, dunque fittizie e fantasiose. Le parole sopra stigmatizzate non risultano funzionali a veicolare il messaggio critico dell’autrice del post, tanto da tradursi in un attacco gratuito alle istituzioni comunali. Sulla base delle considerazioni espresse, la diffamazione risulta integrata”. Da qui la condanna al risarcimento di 3mila euro (il Comune ne aveva chiesti 25mila).