Matt Dillon mattatore a Lucca: “Città meravigliosa, festival fondamentale per la ripartenza”

28 settembre 2020 | 16:17
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Matt Dillon mattatore a Lucca: “Città meravigliosa, festival fondamentale per la ripartenza”
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Matt Dillon mattatore a Lucca: “Città meravigliosa, festival fondamentale per la ripartenza”
Matt Dillon mattatore a Lucca: “Città meravigliosa, festival fondamentale per la ripartenza”
Matt Dillon mattatore a Lucca: “Città meravigliosa, festival fondamentale per la ripartenza”

Tanti applausi per la star americana che ha presentato il suo primo film da regista ‘City of ghost’

“Sono contento di essere a Lucca, città meravigliosa, dove sono stato l’anno scorso. Qui vedo rispettate le misure di sicurezza con attenzione. Essere a un festival di cinema vuol dire molto per la ripartenza di questo tipo di manifestazioni”. Così Matt Dillon sul palco del cinema Astra di Lucca, in occasione del premio alla carriera del Lucca Film Festival e Europa Cinema alla presenza di Nicola Borrelli, direttore del festival, Paolo Tacchi di Banca Generali Private Banking e Cristina Puccinelli, attrice e parte dello staff del festival. All’attore è stato consegnato anche il premio Wella, partner del festival, dal noto hair stylist e imprenditore toscano Luca Piattelli.

Matt Dillon red carpet Lucca Film Festival

Matt Dillon è arrivato a Lucca nel primo pomeriggio, passeggiando per la città ha incontrato gli organizzatori del festival per un aperitivo di benvenuto a Olio su Tavola con la fidanzata Roberta Mastromichele, attrice e giurata del festival.

La star americana, dopo aver solcato il tappeto rosso e aver incontrato i fan, rispettando le norme di sicurezza, ha salutato il pubblico del cinema che lo ha accolto con un lungo applauso. “Spero che la mia carriera duri un bel po’ – ha detto scherzosamente mentre riceveva il premio.

A sorpresa, Matt Dillon, ha presentato pochi secondi del suo nuovo documentario, appena proiettato al festival di San Sebastian, dal titolo El Gran Fellove che mette in luce la storia mai raccontata del cantante e showman di scat cubano Francisco Fellove. “Ho impiegato molti anni per costruire questo documentario – ha spiegato l’attore – circa venti anni, però ci ho messo tanto cuore ed è uscito bene, alla fine. Questo documentario tratta di un artista brillante e spero che presto possa uscire in sala”.

“Questa sera – ha spiegato Dillon, riguardo alla proiezione di City of Ghost, il suo primo film da regista – vedrete un film a cui tengo molto, quindi rimarrò a vederlo con voi”.

Oggi l’attore americano ha incontrato il pubblico in una masterclass alle 18,30 con lo scrittore Nicola Lagioia al cinema Astra.
“Coppola? Era speciale. Sul set esigeva rispetto, si lavorava molto e mi scelse per due film”. Così l’attore Matt Dillon rha ricordato i suoi esordi con Francis Ford Coppola, che lo scelse per interpretare due film, I ragazzi della 56/ma strada e Rusty il selvaggio, con cui iniziò la carriera a metà degli anni ottanta.

“Coppola – ha raccontato Dillon – fin dall’inizio ci ha incoraggiato a correre dei rischi, a improvvisare, a lanciarci. Per me è stato davvero importante lavorare con lui, era speciale”. Ripercorrendo la sua carriera, poi, l’attore americano incalzato dalle domande dello scrittore La Gioia, racconta come che Lars von Trier “non voleva che si facessero le prove. Mi chiese di fidarmi di lui: la caratteristica del set era l’assenza di prove e catturava qualcosa di speciale nelle performance di noi attori. Una volta c’era una scena molto difficile per me, era molto fisica e gli chiesi se avessi potuto provare e lui mi disse: ok, giriamo senza prova, poi vediamo se la proviamo”.

Tra i grandi del cinema, Dillon ha lavorato anche con Gus van Sant che “ha sempre avuto sempre una grandissima attenzione per i personaggi”. Racconta, poi, Dillon, del suo documentario da regista sul compositore e cantante cubano Francisco Fellové, detto anche El gran Fellové scomparso nel 2013. “È da tutta la vita – ha detto l’attore – che volevo realizzare questo progetto: nel ’99 girai del materiale mentre Fellové stava incidendo un suo disco. È stato uno dei primi cantanti cubani a cercare fortuna a Città del Messico. Il documentario parla di quel genere musicale di cui Fellové è stato un grande interprete”.