La scuola di ballo dell’Accademia della Scala apre la stagione di danza al Giglio

Appuntamento sabato 25 gennaio alle 21: ecco i dettagli
Inizio in grande stile per la stagione di danza 2025 del Teatro del Giglio Giacomo Puccini, che sarà inaugurata sabato 25 gennaio (alle 21) dai danzatori della scuola di ballo più nota al mondo, quella dell’Accademia Teatro alla Scala.
Fondata nel 1813 da Francesco Benedetto Ricci come Imperial Regia Accademia di Ballo, e attualmente diretta da Frédéric Olivieri, l’Accademia scaligera ha formato talenti della danza classica come Carla Fracci e Roberto Bolle. La serata, che propone coreografie di notevole difficoltà tecnica e interpretativa, si articola su quattro titoli, tre dei quali entrati lo scorso anno nel repertorio dell’istituzione, mentre uno è di nuovo conio per i giovani allievi scaligeri: occasione per i giovani allievi di sperimentare, studiare, mettersi alla prova tra svariate declinazioni stilistiche del linguaggio classico-accademico, l’incontro dello stesso con generi più pop come il jazz e il tango, la differenza tra balletti di puro movimento e titoli giocati sull’immedesimazione nei protagonisti di una storia. Ad aprire lo spettacolo la Suite di estratti da un titolo chiave della creatività italiana quale fu nel 1966 La strada di Mario Pistoni. Seguono i duetti Winter di Demis Volpi e New Sleep (Duet) di William Forsythe, e un estratto da Rossini cards di Mauro Bigonzetti che vede in scena diciotto interpreti. Un viaggio che accosta creazioni nate tra gli anni Cinquanta del Novecento e il 2016.
“La stagione di danza – afferma Cataldo Russo, direttore artistico del teatro – è un momento significativo e di grande rilevanza per il nostro territorio. Durante la progettazione del cartellone un pensiero viene rivolto agli allievi e insegnanti delle scuole di danza della nostra provincia ma anche tutti coloro che sono attratti da questo linguaggio universale. L’inaugurazione con l’Accademia del Teatro alla Scala e la sua rinomata Scuola di Ballo, rappresenta un momento di confronto con una straordinaria eccellenza internazionale. Trilogia dell’estasi della Compagnia Zappalà propone un linguaggio innovativo e rigoroso, conferendo alla nostra stagione una visione fresca e audace. La produzione, realizzata in collaborazione con la Fondazione Maggio Musicale Fiorentino, dove lo spettacolo ha debuttato lo scorso anno, rappresenta per il pubblico un’esperienza coinvolgente e stimolante sui temi legati al rapporto tra classico e contemporaneo così come per lo spettacolo di Cristiana Morganti, che nella sua lunga carriera ha saputo superare i confini tra discipline. Un elemento distintivo della nostra stagione sarà la presenza di momenti di approfondimento associati a ogni spettacolo. Crediamo che sia fondamentale avvicinare il pubblico a questi temi e promuovere una comprensione più profonda delle diverse espressioni artistiche. In questo contesto, attualmente stiamo realizzando un laboratorio condotto da Aline Nari, dove genitori e figli sono coinvolti in un percorso formativo sui linguaggi della danza. Questa iniziativa non solo favorisce la formazione, ma crea anche un legame intergenerazionale attraverso l’arte del movimento. Ci auguriamo che questa stagione di danza possa ispirare non solo gli appassionati a questa disciplina, ma anche un pubblico più ampio, creando un dialogo ricco e stimolante attorno a una delle forme d’arte più affascinanti e universali”.
La stagione di danza prosegue con Trilogia dell’estasi del coreografo Roberto Zappalà, che propone tre grandi composizioni classiche che hanno segnato il percorso coreografico e musicale dello scorso secolo. Le tre creazioni che compongono la trilogia, e che vengono presentate nella stessa serata (martedì 25 febbraio ore 21), sono Après-midi d’un faune, Boléro e Le Sacre du Printemps, unite dal filo rosso dell’evocazione dell’iconica sequenza della festa/rito in “Eyes wide shut” di Kubrick. Sul palcoscenico, i magnetici danzatori della Compagnia Zappalà Danza, fondata a Catania da Roberto Zappalà oltre trenta anni fa, e riconosciuta nel 2022 come Centro di Rilevante Interesse Nazionale per la Danza a coronamento di oltre trenta anni di attività ricca di successi internazionali. La scommessa di questa “trilogia a posteriori” è quella di trovare un nuovo immaginario che, forte della maturità acquisita, vuol personalizzare un mondo che ha già di per sé un potere evocativo immenso. Come sempre, per Zappalà l’accento è sulle relazioni umane, sui rapporti tra uomini e donne, in una “riflessione” coreografica sulle derive della società contemporanea.
Cristiana Morgani – coreografa, drammaturga e danzatrice, Premio Anct Associazione Nazionale Critici Teatrali 2022 per il suo percorso artistico – è la protagonista di Behind the Light, ultimo titolo della Stagione di Danza 2025: uno sfogo, una confessione, un monologo danzato, parlato, urlato, e una riflessione sulla crisi esistenziale e artistica di una coreografa/danzatrice durante e dopo la pandemia. Tra disperazione ed ironia, Morganti propone al pubblico (mercoledì 26 marzo, ore 21) un racconto tragicomico e poetico, che parte dal quotidiano per sollevare lo sguardo verso un nuovo inizio. E lo fa portando sul palcoscenico tutto il suo background artistico e umano: dopo gli studi accademici di danza classica e contemporanea, dal 1993 al 2014 Morganti è danzatrice solista del Tanztheater Wuppertal Pina Bausch, e interpreta numerose creazioni e tutti gli spettacoli del repertorio; partecipa inoltre ai film Parla con lei di Pedro Almodovar (2001) e Pina di Wim Wenders (2011). Accompagnati da un collage musicale che spazia da Vivaldi al punk-rock di Peaches, da Giselle di Adolphe Adam, alla musica elettronica di Ryoji Ikeda, in Behind the Light si alternano momenti di danza e di parola, come l’irresistibile sfogo sui divieti stilistici che imbrigliano chi è cresciuto sotto la direzione di uno dei più grandi nomi della danza di sempre, Pina Bausch, o il tentativo ripetuto, e inevitabilmente sempre fallito, di spiegare lo spettacolo a chi guarda, così che poi “ci si possa rilassare”.
Foto di Annachiara Di Stefano