A Lucca la pietra d’inciampo per ricordare Elia Simoni

18 gennaio 2019 | 08:22
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A Lucca la pietra d’inciampo per ricordare Elia Simoni
A Lucca la pietra d’inciampo per ricordare Elia Simoni
A Lucca la pietra d’inciampo per ricordare Elia Simoni
A Lucca la pietra d’inciampo per ricordare Elia Simoni
A Lucca la pietra d’inciampo per ricordare Elia Simoni
A Lucca la pietra d’inciampo per ricordare Elia Simoni

Anche Lucca ha la sua prima pietra di inciampo, un simbolo di memoria affinché non si ripetano più gli orrori del passato. Il cubo dorato è stato posizionato questa mattina (18 gennaio) nell’ambito di una cerimonia inserita nelle celebrazioni del Giorno della memoria, in via Pisana angolo via Guami, laddove visse, fino alla deportazione, Elia Simoni. Alla presenza del sindaco Alessandro Tambellini, del vicesindaco Ilaria Vietina, delle figlie di Elia Simoni, Danila e Maria Giovanna, del pronipote Antonio Morelli, si è ripercorsa la vita dell’ex militare dell’aeronautica italiana, internato in un lager della Germania orientale dopo che si era rifiutato di arruolarsi nella Repubblica di Salò. Simoni fu liberato dai russi.

Presente anche l’artista tedesco, ideatore delle “pietre d’inciampo”, Gunter Demnig, rappresentanti dell’associazione arma aeronautica, Andrea Borrelli che ha effettuato ricerche sulla figura di Elia Simoni, Divo Stagi, che di Elia Simoni era amico e che è stato testimone di ciò che in quegli anni è successo, e tre classi delle scuole superiori lucchesi, Itc Carrara e liceo musicale.
Un gesto dovuto, quello che l’amministrazione Tambellini, su proposta dell’Isrec, ha voluto riconoscere alla storia e alla memoria di Elia Simoni, omaggiato anche dalla Prefettura nel 2017 con la consegna agli eredi della medaglia d’onore.
“Una pietra di scandalo etico e morale – ha detto il sindaco Tambellini – Questo il senso della pietra di inciampo. Oggi vogliamo rimarcare lo scandalo di quanto accadde dal 1940 e soprattutto dopo l’8 settembre del ’43. Oggi purtroppo sulla storia della seconda guerra mondiale, della Shoah e del ventennio fascista abbiamo troppe istanze negazioniste. Queste sono idee che tendono a creare delle minoranze verso le quali innescare odio. Bisogna riflettere ed evitare di tornare sui passi del passato”.

La figura e la storia di Elia Simoni è una delle tante che popolano l’Italia e che raccontano il sacrificio compiuto da molti cittadini per affermare finalmente la pace, la libertà, la democrazia. Lui, classe 1919, nacque a Fagnano. Era un aviere di aeroplano. Fu uno degli 800mila Imi, gli Internati militari italiani, dal tedesco Italienische Militär-Internierte, nome ufficiale dato dalle autorità del Terzo Reich ai soldati italiani che dopo il disarmo si rifiutarono di continuare a combattere con l’esercito tedesco e appoggiare la Repubblica di Salò. Fu catturato nell’agosto 1944. Le ricerche sulla sua deportazione sono ancora in corso: in Germania ci rimase fino alla fine della guerra. Come hanno più volte raccontato le figlie Daniela e Maria Giovanna, Elia, una volta tornato a casa, ha elaborato il suo dolore raccontando la sua storia di fame e di freddo, di lavoro forzato e di sofferenze e così, nonostante questa tremenda esperienza, ha continuato a restare una persona con tanta gioia di vivere. Elia Simoni, una volta tornato nella sua casa a Lucca, ha lavorato come macellaio. È morto nel 2015.

Le pietre d’inciampo sono piccole targhe di ottone della dimensione di un sampietrino. L’iniziativa, ideata dall’artista tedesco Gunter Demning nel 1993, ha l’obiettivo di depositare, nel tessuto urbanistico e sociale delle città europee, una memoria diffusa dei cittadini deportati nei campi di sterminio e nei campi di concentramento nazisti. Tanti luoghi, anche della nostra città, sono stati testimoni di questo sacrificio. L’inciampo non sarà fisico, ma visivo e mentale, e costringerà chi passa in corrispondenza del luogo dove è apposta la targa a ricordare quanto accaduto lì in una determinata data, intrecciando continuamente il passato e il presente, la memoria e l’attualità.

G.M.