Giorno della memoria, nelle scuole si parla di Ravensbrück: il lager per sole donne

L’iniziativa al Fermi, Pertini e Vallisneri
In occasione del Giorno della Memoria negli istituti superiori scolastici di Lucca Fermi, Pertini e Vallisneri si parlerà della storia del campo di concentramento per sole donne di Ravensbrück. Il progetto scolastico realizzato dall’associazione toscana volontari della libertà e dal centro studi di storia contemporanea Carlo Gabrielli Rosi, con il patrocinio del Comune di Lucca e dell’Ufficio scolastico IX di Lucca e Massa Carrara, vedrà impegnati i docenti Simonetta Simonetti, Gemma Giannini e Andrea Giannasi.
Come si può raccontare l’orrore dell’Olocausto agli studenti? Come è possibile parlare della Shoah e del Giorno della Memoria anche se sono lontani dal periodo storico che si sta studiando?
“La memoria non si insegna – si legge in una nota degli organizzatori dell’iniziativa -. Conviene partire dagli eventi della Storia e lasciare spazio alle parole degli ultimi testimoni sopravvissuti. Il campo di concentramento di Ravensbrück, era il più grande campo di concentramento femminile creato dai nazisti. Si trovava nella regione del Brandeburgo, a circa 90 chilometri a nord di Berlino e venne aperto il 15 maggio del 1939. Inizialmente vi vennero rinchiuse 2000 donne provenienti dalla fortezza di Lichtenburg, ormai non più adatta a contenere un numero così alto di prigioniere. Le prime deportate ad esservi internate erano accusate di aver violato le Leggi di Norimberga in merito alla purezza della razza ariana, avendo avuto rapporti con uomini considerati di ‘razze inferiori’. Con loro anche antinaziste, comuniste, socialdemocratiche e molte considerate asociali”.
“Le donne – si spiega ancora – furono costrette a lavorare nei laboratori dove venivano cucite le uniformi dell’esercito tedesco e, dal 1941, a prestare il proprio lavoro coatto nella fabbrica che la Siemens aveva appositamente costruito per sfruttare la manodopera. A Ravensbrück transitarono anche numerose donne ebree, che però vennero poi deportate ad Auschwitz per lo sterminio finale. Il campo accolse 130.000 prigionieri (20.000 furono uomini) dei quali 92.000 morirono per inedia, malattia, fame, o uccisioni o esecuzioni da parte dei carcerieri nazisti”.