Confindustria, in ripresa l’export del manifatturiero ma pesa l’aumento di costi delle materie prime

Nel 2020 crescono farmaceutico, alimentare e settore della gomma e plastica. Stabile il cartario, difficoltè per nautico e lapideo
Pur con le consuete forti differenze settoriali, che si traducono anche in diverse prestazioni territoriali, l’export manifatturiero del territorio complessivo di Lucca, Pistoia e Prato ha avuto nel quarto trimestre 2020 un andamento definibile come di assestamento, per quanto provvisorio e ancora fortemente condizionato dalla pandemia e dalle misure adottate per contenerla.
Alcuni risultati positivi o solo moderatamente negativi del terzo trimestre, dovuti in gran parte alla concentrazione su quel periodo di spedizioni rimaste bloccate durante il lockdown, hanno subito un livellamento verso il basso; viceversa, risultati particolarmente severi del periodo precedente sembrano nel quarto trimestre incamminati verso un sia pure parziale riequilibrio.
Il risultato, elaborato dal Centro studi di Confindustria Toscana Nord sulla base dei dati Istat, conferma sostanzialmente quanto emerso dall’analisi congiunturale effettuata dallo stesso Centro studi: i datidell’export manifatturiero segnano, per il complesso delle tre province, -4,7% per il quarto trimestre 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019 e -12,9% come chiusura dell’anno (produzione industriale -11,1%).
Lucca
Il dato di Lucca è l’unico positivo fra le tre province, con +1,6% del quarto trimestre 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019; quello di Lucca è un evidente caso di livellamento rispetto al +12,1% del terzo trimestre, che risentiva fortemente delle oscillazioni di un settore come la nautica che, già di per sé soggetto a marcate fluttuazioni per l’alto valore di prodotti a lunga lavorazione, aveva avuto una straordinaria impennata all’indomani del lockdown. Nel quarto trimestre 2020 hanno avuto risultati positivi rispetto allo stesso periodo del 2019 i settori farmaceutico (+30,3%, chiusura dell’anno +1,8%); alimentare (+29,5%, chiusura dell’anno +18,2%); gomma-plastica (+19,3%, chiusura dell’anno +13,8%); cartario (+8%, chiusura dell’anno -0,4%). Segni negativi invece per la già citata nautica, che dopo il +68,5% del terzo trimestre registra nel quarto -15,4%, chiudendo l’anno con -2,1% rispetto al 2019; per il lapideo, che con -9,5% nel quarto trimestre fa comunque meglio della chiusura dell’anno che si ferma a -15%; per i macchinari e apparecchi, che segnano -6,4% nel quarto trimestre e -9,6% come chiusura del 2020; per la moda che segue il trend nazionale chiudendo il 2020 a -25,3%, sebbene il quarto trimestre evidenzi un più contenuto -10,2%. L’export manifatturiero lucchese segna nel 2020 un -4,5% che, per un anno così drammatico, può definirsi soddisfacente e che è vicino al -5,4% del risultato della produzione industriale della provincia.
Il saldo commerciale e il problema materie prime
Infine una breve notazione sul saldo commerciale, che nel complesso delle tre province rimane positivo nel 2020 per oltre 3,4 miliardi, pur perdendo rispetto al 2019 520 milioni. Le dinamiche dell’import sono particolarmente degne di attenzione soprattutto in relazione alle materie prime, il cui andamento costituisce già motivo di forte preoccupazione. Materie plastiche e derivati del petrolio, metalli (dal rame all’acciaio), cellulosa, sostanze chimiche di base, legno per imballaggi, prodotti agricoli come i cereali stanno avendo incrementi di prezzo talvolta molto consistenti, in grado di impattare negativamente sulla ripresa di quasi tutti i settori; anche le fibre tessili, nonostante la perdurante crisi del settore, stanno dando segnali in questa direzione. Accadde qualcosa di simile dopo la crisi del 2008 e si tratta comunque di dinamiche in certa misura fisiologiche dopo un rallentamento forte della produzione: tuttavia si colgono segnali di manovre speculative che preoccupano fortemente le imprese.