Accoglienza migranti, modelli a confronto al S. Anna di Pisa

Modelli europei di accoglienza a confronto e buone pratiche. E’ stato questo il tema della mattinata di discussione e approfondimento sull’accoglienza dei richiedenti asilo che si è svolta ieri mattina (20 dicembre) alla scuola Sant’Anna di Pisa alla presenza di oltre 70 persone. Al centro uno studio condotto da Francescomaria Tedesco, dottore di ricerca in teoria e storia del diritto.
Lo studio, oltre alle premesse culturali e filosofiche delle questioni dell’identità e della differenza e la loro ricaduta sui diritti, si è dedicato all’analisi dei dati sulle migrazioni a livello globale, per concentrarsi poi sulla situazione italiana. L’indagine si concentra poi sulla conduzione di un’indagine tesa a individuare le fonti normative, le implicazioni pratiche dell’accoglienza, il suo dispiegarsi nelle strutture dedicate a tale compito, le differenze rispetto al “modello” italiano, prendendo in esame quattro paesi europei: Francia, Regno Unito, Germania, Svezia. La ricerca è stata realizzata nell’ambito del progetto formativo pluriaziendale Accoglienza, lavoro, integrazione promosso dal consorzio di cooperative sociali So. & Co. di Lucca in collaborazione con la cooperativa Saperi Aperti di Pistoia ed il consorzio Co & So Empoli, grazie a un finanziamento del fondo interprofessionale Fon.coop.
Oltre ai modelli a confronto lo studio mette anche in risalto i punti di forza di ogni sistema, in particolare sul modello svedese. La necessità di un approccio di rete è stato ribadito da Alessandro Salvi dell’assessorato alle politiche sociali Regione Toscana.
Molti anche gli interventi istituzionali che si sono susseguiti nel corso della mattinata per portare ognuno un contributo alla discussone.
Paolo Masetti, sindaco di Montelupo Fiorentino ha raccontato l’esperienza del centro Zoe gestito da Co&So Empoli.
“La collaborazione con Co&So Empoli – ha detto – è stata quella che ha dato più frutti. La prima riunione fatta con la comunità è stata molto dinamica, poi le persone si sono ricredute e, conoscendo i ragazzi hanno capito che non c’era motivo di temere nessun tipo di invasione”.
L’Unione dei comuni circondario Empolese Valdelsa ha firmato con il prefetto un protocollo per esercitare controllo sul livello di accoglienza. “In alcuni casi – è stato affermato – il livello è molto alto, mentre non è così in altri nei quali il dialogo con le istituzioni è del tutto assente”.
La questione è stata affrontata anche dal punto di vista della Prefettura, parte attiva in tutto quello che riguarda la gestione dell’accoglienza.
“Le persone che arrivano – ha spiegato Francesco Fabio Marzano, vice prefetto vicario di Lucca – sono qui per restare e noi dobbiamo organizzarci per accoglierli al meglio e chiedere molto dall’Europa. L’immigrazione non può avere una visione solo poliziesca”.
La discussione ha poi affrontato il tema dell’accoglienza secondo le linee guida degli Sprar. “Il sistema si è molto ampliato rispetto al 2009 ma i posti non sono ancora sufficienti a coprire il bisogno”. Ha intervenire è Alessandro Fiorini, tutor territoriale del servizio Centrale Sprar arrivato da Bologna.
Vedere la migrazione come una opportunità anche dal punto di vista del ripopolamento delle aree rurali. A sottolineare questo aspetto Luca Menesini, sindaco di Capannori e presidente Provincia di Lucca, Alice Sobrero, assessore del Comune di San Marcello Pistoiese che ha riportato l’esperienza della creazione del Parco delle Stelle al quale hanno contribuito anche 35 richiedenti asilo.
“Ma l’accoglienza può essere funzionale se dietro c’è la conoscenza – ha detto Stefano Lomi, assessore sociale comune Quarrata -. Abbiamo il dovere di capire cosa fare non nel prossimo anno , ma nelle prossime generazioni”.
Quattro poi i casi analizzati per quello che riguardano le buone pratiche attivate dai consorzi sociali.
Valerio Bonetti della cooperativa Odissea del consorzio So. & Co. di Lucca ha raccontato l’esperienza delle persone accolte nei cas, dei minori non accompagnati e degli Sprar da loro gestiti mettendo in risalto l’importanza di lavorare sulla formazione e le politiche attive del lavoro tramite stage e tirocini. Il cavallo di battaglia è l’accoglienza integrata e diffusa messa in pratica con una equipe multidisciplinare.
“Quello che ci proponiamo di fare – aggiunge – è creare opportunità, sia per chi è negli sprar sia nei cas. Agiamo attraverso formazione, borse lavoro, tirocini e stage, oltre al tutte le attività che riguardano lo studio dell’italiano su tre livelli, varie forme di volontariato, laboratori e tanto altro”.
A parlare dell’esperienza di Co&So Empoli è stato Diego Landi, responsabile dei Centri di Accoglienza (Cas) gestiti dal consorzio.
“Ci basiamo sulle linee guida che rispecchiano quelle dello Spar, oltre alla carta della buona accoglienza sottoscritta a Roma. Uno degli elementi essenziali è il rispetto che deve essere rivolto sia a chi ospitiamo sia ai territori che ospitano”. “Quello che cerchiamo di fare è ridare la dignità alle persone non imponendo nessun tipo di percorso”.
Anche Co&So Empoli è impegnato nello sviluppo delle aspirazioni personali.
“Il problema è che l’accoglienza non è straordinaria ma di lungo periodo. La maggior parte di loro si troverà a dover fare i conti con un diniego della propria domanda di asilo ed è quindi nostro dovere far sì che il tempo che passano con noi sia utile per costruirsi una vita successiva all’accoglienza, acquisendo competenze”.
Del sistema Sprar ha poi parlato Federica Massaro della cooperativa sociale La Pietra d’Angolo, specializzata in inserimenti di nuclei familiari nel Valdarno Inferiore.
L’intervento ha analizzato la questione della ricerca di lavoro per il fine progetto, della gestione della casa. “Dal momento che il sistema è inserito nella Società della Salute lo scambio che tutte le realtà ed i servizi del territorio è costante. E’ infatti fondamentale mantenere una rete con tutto il mondo del sociale”.
L’ultimo caso è stato poi analizzato da Francesca Meoni, direttore area marginalità immigrazione del consorzio Co&So. “Abbiamo attivato un tavolo partecipato nel quale abbiamo discusso della modalità di accoglienza, cosa facciamo nei Cas e come lo facciamo. E’ stato un percorso di confronto che ha coinvolto più cooperative e che ci ha permesso di disporre di più professionalità e di condividere procedure e metodologie di intervento”.