Kme, maxi investimenti a Fornaci ma ammortizzatori a rischio

25 giugno 2018 | 14:08
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Kme, maxi investimenti a Fornaci ma ammortizzatori a rischio
Kme, maxi investimenti a Fornaci ma ammortizzatori a rischio
Kme, maxi investimenti a Fornaci ma ammortizzatori a rischio

Settanta milioni di investimenti e un incremento dell’occupazione grazie alla piattaforma di produzione dell’energia e centro ricerche dalle 100 alle 135 unità circa. E’ questo il piano presentato da Kme per lo stabilimento di Fornaci di Barga questa mattina (25 luglio) al ministero dell’economia, di fronte ai sindacati e ai rappresentanti dei lavoratori. Il prossimo 5 luglio si terrà invece un nuovo incontro per stabilire esuberi e ammortizzatori previsti. Ma allo stato non ci sono buone notizie perché stando al Mise non ci sarebbero possibilità di proroghe.

“Bisogna trovare continuità con gli ammortizzatori sociali – ha detto coordinatore nazionale della Uilm Siderurgia, Guglielmo Gambardella -, così da garantire i lavoratori per tutta la fase di realizzazione del progetto di rilancio dello stabilimento Kme a Fornaci di Barga e che ci è stato presentato oggi, nelle sue linee guida, durante l’incontro al tavolo con il Ministero dello sviluppo economico. Non saranno tempi brevi, si parla anche di 18 o 24 mesi: per questo il governo deve trovare una soluzione, in tempi rapidi”. Questo progetto permetterebbe un recupero complessivo dell’occupazione, ma ad oggi permane un esubero di 140 lavoratori sui circa 1000 addetti tra gli stabilimenti di Fornaci di Barga, Serravalle Scrivia ed il centro direzionale a Firenze, tenendo presente che gli ammortizzatori scadono nel mese di settembre.
L’azienda ha presentato al governo e ai sindacati le slide con le linee guida del progetto milionario che punta a potenziare la produttività dello stabilimento di Fornaci di Barga sia sotto il profilo dello sviluppo sia sotto quello occupazionale. I numeri sono importanti: “Kme ha confermato i 70 milioni di investimenti – ha detto ancora Gambardella – e un incremento occupazionale che, tra produzione, piattaforma di produzione dell’energia e centro ricerche varia dalle 100 alle 135 unità circa. Il progetto vuole produrre un aumento della competitività dell’azienda sui mercati internazionali e incrementare i livelli occupazionali. Sotto questo punto di vista, quindi, noi diamo una valutazione positiva sul progetto. Non entriamo nel merito delle questioni ambientali rispetto all’ipotesi del pirogassificatore perché questo sarà compito degli organi preposti a rilasciare tutte le autorizzazioni del caso. Certo resteremo vigili, per il bene dei lavoratori e dei cittadini, rispetto ai quali chiediamo le massime garanzie a tutela della loro salute”. Definiti in maniera più stringente anche i tempi di sviluppo: “La realizzazione del progetto dovrebbe durare dai 18 ai 24 mesi e verificheremo che siano rispettati, passo dopo passo, a partire dalla presentazione del progetto definitivo che l’azienda dovrebbe portare a Roma fra la fine di luglio e l’inizio di agosto. A quel punto – ha proseguito il coordinatore della Uilm – si entrerà nella fase di valutazione della Regione Toscana che dovrebbe durare circa 180 giorni. In particolare sul progetto definitivo dovrà essere rilasciata una nuova autorizzazione integrata ambientale (Aia) sia per l’aumento dei volumi produttivi, che determinerà maggiori emissioni, sia per la piattaforma del pirogassificatore, destinata a produrre energia tramite gli scarti di cartiera, il pulper. Come sindacati abbiamo comunque chiesto che gli investimenti promessi non riguardino solo la piattaforma energetica ma pure gli impianti affinché siano efficienti e competitivi e potenzino il core business dell’azienda”. Ancora da definire, invece, le cifre in ballo per gli ammortizzatori sociali: “Il Ministero si è preso l’impegno di trovare una soluzione che sarà comunicata nell’incontro previsto il 5 luglio alle 11 ancora al Mise. La richiesta dei tecnici del Ministero all’azienda, però, è stata chiara: stabilire con precisione quali e quanti sono gli esuberi effettivi dei lavoratori entro tale data per il prossimo anno così da poter fare una valutazione degli ammortizzatori sociali necessari. Al momento sono circa 90 per lo stabilimento di Fornaci e 140 per tutto il gruppo. Certo, sarebbe meglio avere uno strumento in aiuto fino al 2021 ma iniziamo intanto ad aggiungere un altro anno di ammortizzatori e cerchiamo poi di dare una continuità – ha concluso Gambardella – per accompagnare lo sviluppo e il rilancio di Kme. Ci sono tante altre realtà che vanno accompagnate in tal senso, così importanti, e per questo riteniamo che la Fornero debba essere modificata e migliorata, a partire dagli aspetti sociali”.
“Abbiamo messo in evidenza – spiegano Massimiliano Braccini, coordinatore nazionale della Fiom Cgil per la vertenza Kme e Mirco Rota, coordinatore nazionale Siderurgia della Fiom – che il settore della metallurgia riteniamo che debba essere ritenuto fondamentale per un paese industriale. Da parte del Ministero é stato fatto presente che a legislazione invariata non sono previsti ulteriori ammortizzatori sociali. Tuttavia, ci siamo dati appuntamento al 5 luglio per un nuovo incontro presso il Ministero per capire quali soluzioni possono essere trovate in tempi rapidi volte a fare in modo di garantire un futuro solido a questo importante gruppo industriale ed evitare assolutamente licenziamenti. Crediamo che di fronte ad una prospettiva industriale, di investimenti e di totale recupero occupazionale, considerando che questo aprirebbe anche prospettive positive per tutto l’indotto, una soluzione vada trovata, andando a capire bene anche fino in fondo le leggi in materia, ben sapendo che il tema degli ammortizzatori sociali è sempre più un tema urgente per il paese che chiama in causa direttamente il Governo”.