Cemento nero, prime condanne dopo l’inchiesta sul caporalato

Il sindacato Fillea Cgil: “Sentenza importante che dà ragione al nostro lavoro di denuncia”
Prime condanne, in rito abbreviato, al tribunale di Prato, per l’inchiesta Cemento nero che a maggio scorso aveva fatto emergere situazioni di sfruttamento della mano d’opera e al caporalato in alcuni cantieri edili pratesi e di Firenze.
L’indagine era iniziata due anni fa, dopo la denuncia presentata al sindacato da un operaio straniero che aveva reclamato denaro arretrato
Ieri (23 novembre) gli imputati che hanno chiesto il processo con rito abbreviato, è stata emessa la sentenza di condanna, con il riconoscimento della costituzione di parte civile della Fillea Cgil di Firenze (oltre che di alcuni lavoratori), alla quale è stato riconosciuto anche il diritto al risarcimento del danno.
“Questa del tribunale di Prato è una importante sentenza che dà ragione al grande lavoro svolto negli anni dalla Fillea Cgil la quale, in perfetta solitudine nel settore edile fiorentino, denunciava la gravità dei fatti contenuti nell’inchiesta”,commenta Marco Carletti, segretario generale di Fillea Cgil Firenze, che ringrazia la procura e gli organismi inquirenti per il lavoro svolto
“Riteniamo questa sentenza un esempio per tutti – aggiunge il sindacalista – per la città, per gli organi decisori, per gli organismi di controllo, per le parti sociali. Ringraziamo la procura e gli organismi inquirenti. I fatti raccontati dall’inchiesta Cemento nero non sono un caso isolato, di questo siamo certi. Noi continueremo ad impegnarci tenacemente per ottenere, con i fatti e non con le parole, il pieno rispetto delle leggi e dei contratti collettivi di lavoro in tutti i cantieri edili dell’area metropolitana di Firenze, e per coinvolgere alla responsabilità tutti gli utilizzatori di questi sistemi”.