Piano operativo, via all’iter in Consiglio: ecco i cinque obiettivi. Ma l’opposizione non ci sta

Veleno in coda per il post social dell’assessore. Santini: “Si vergogni”
Partito ufficialmente in Consiglio l’iter per il nuovo piano operativo. Se ne è parlato nell’assise di questa sera in un dibattito aperto dalle parole dell’assessora Serena Mammini.
“Questa sera – ha introdotto l’assessore – il consiglio comunale darà formalmente l’avvio ai lavori per dotare la città di un nuovo strumento di governo del territorio. Un insieme di documenti, dati, cartografie che parlano con un linguaggio tecnico ma che esprimono, con chiarezza, un’idea, una visione della città che è inevitabilmente una visione politica. Con la delibera di stasera partirà un percorso di elaborazione e partecipazione per restituire alla città regole chiare e orizzonti di trasformazione che rispondono a un progetto, a una strategia di sviluppo sostenibile”.
“Con il piano strutturale – ha detto l’assessora – abbiamo dotato la città di un progetto, adesso avviamo il piano operativo che andrà a completare quel progetto, a definirlo nel dettaglio, con cartografie in scala 1:2000. Sarà, appunto, operativo nella sua articolazione tra disciplina degli insediamenti esistenti e disciplina delle trasformazioni, cioè di quello che potrà essere fatto. Regole che, per quanto sia complicato perché complessa è la normativa sovraordinata, vogliamo più lineari e semplici possibile. Meno soggette a interpretazioni, a esegesi, come purtroppo, dopo 15 anni, ancora succede per le norme del regolamento urbanistico vigente. E tutta l’opera avrà un supporto informatico adeguato alle tecnologie odierne e di facile consultazione, agevolando, almeno così auspichiamo, il contatto diretto da parte dei cittadini con questi strumenti, che sono strumenti di conoscenza di tutte le parti del territorio. Conoscere è il miglior modo per apprezzare, amare e quindi rispettare. Cosa che purtroppo non sempre è avvenuta o avviene”.
“Partiamo da un foglio bianco? – spiega l’assessora – Certo che no. Al momento gli uffici sono concentrati a restituire un quadro conoscitivo aggiornato e corretto. Questo è fondamentale per disegnare la trasformazione del territorio, la sua evoluzione che sarà ordinata, realistica, sarà un disegno di qualità adeguato alla parte bella del nostro territorio. Per il futuro occorre ricucire il tessuto urbano favorendo i luoghi d’incontro, di svago, il verde. E i non luoghi che punteggiano i nostri quartieri, le frazioni, i paesi, dovranno trovare un ruolo di cerniera con l’intorno. È la vivibilità l’obiettivo cui tendiamo, se il cittadino è portato a vivere un luogo, questo luogo crescerà in sicurezza, decoro e qualità”.
“Come dicevamo anche in commissione – spiega Mammini – il leitmotiv del nostro percorso che tra un anno circa ci porterà ad adottare il piano, sarà la ricerca del miglioramento della qualità della vita, per quanto questo possa dipendere dagli strumenti di pianificazione, e di un equilibro tra le varie esigenze dei vari abitanti che sono tante cose insieme: utenti, consumatori, contribuenti, residenti e turisti, bambini, nonni. Da qui la necessità della ricerca di un equilibrio. Una città in equilibrio, e quindi sostenibile, è quella che riesce a mediare tra i bisogni e le spinte, i diritti e le aspettative delle diverse persone. Lo faremo dialogando con i cittadini attraverso un percorso di partecipazione organizzato e costruttivo che partirà con l’anno nuovo. Abbiamo già iniziato, raccogliendo e ordinando i contributi ricevuti da associazioni, imprese, persone. La commissione urbanistica, che ringrazio, si è riunita più volte anche per valutare le proposte arrivate e continuerà in questo lavoro di approfondimento e comprensione anche nei prossimi mesi”.
L’assessore elenca poi i cinque obiettivi del nuovo piano operativo: “Abbiamo individuato cinque obiettivi – spiega – e li abbiamo declinati in azioni che il piano operativo dovrà rendere possibili, con il linguaggio che gli compete. Ribadisco che vogliamo uno strumento semplice e utilizzabile, che non presti il fianco a interpretazioni dubbie, forte di un solido quadro conoscitivo di partenza. Un lavoro impegnativo, complesso, che mette in rete professionalità diverse, il supporto di alcuni consulenti esterni, ma che avrà il suo cuore nell’ufficio di piano. Un lavoro che sarà lasciato in dote a chi verrà dopo di noi, che sarà fatto negli uffici comunali, non in qualche studio lontano, e conosciuto e usato dagli uffici. Il piano operativo dovrà prevedere strumenti di analisi e verifica dell’efficacia delle azioni del Piano stesso. Quello che è mancato ai vecchi strumenti, il dialogo tra loro, la rispondenza e il monitoraggio costante”.
“Il primo obiettivo individuato – inizia l’elenco – riguarda la cura dei beni comuni: progetto di manutenzione e restauro del territorio e della città, delle strutture e componenti patrimoniali. Con il piano operativo per ciascuna delle 9 Utoe individuate, verrà definito un complessivo e diffuso progetto di manutenzione e restauro del territorio e della città, dei paesaggi, degli ambienti e degli insediamenti che costituiscono patrimonio storico e architettonico. Un disegno per favorirne il ripristino, la riparazione, la riqualificazione in modo da assicurarne l’uso durevole, il controllo delle potenzialità economico-produttive e sociali e il conseguente godimento per le generazioni presenti e per quelle future. Riconoscere e strutturare un progetto di miglioramento dell’impronta ecologica del territorio è il secondo obiettivo che abbiamo scelto di dettagliare con questo primo piano operatico. La ricognizione svolta dal piano strutturale del patrimonio naturalistico e ambientale, a partire dal reticolo idraulico del Serchio, dell’Ozzeri e dell’Ozzeretto, delle Mura e degli spalti della città insieme ai giardini storici, agli spazi aperti e a verde, nonché alle aree agricole intercluse e periurbane, consente di strutturare un mosaico per orientare regole di manutenzione e recupero per un utilizzo appropriato capace di restituire innalzamento della qualità della vita”.
“Terzo e cruciale obiettivo – prosegue nell’elencazione – il completamento e il consolidamento di un progetto di spazio pubblico a servizio della comunità, dalla città ai quartieri, ai paesi fino ai singoli nuclei di antica e recente formazione. C’è domanda di città pubblica, è un bisogno irrimandabile. Scontiamo gli effetti di scelte, o non scelte, che hanno reso i quartieri luoghi poco vivibili. Stiamo cercando di migliorare le dotazioni in alcuni quartieri, ma sappiamo bene che il lavoro da fare è ancora molto. Occorre procedere con azioni per le diverse parti della città, dei nuclei rurali per garantire un’organizzazione integrata di servizi e attività, promuovendo una città pubblica aperta all’uso dei cittadini, individuando “luoghi rappresentativi” connessi e progettati nella logica dell’accessibilità totale e con elevati standard qualitativi. Vogliamo sviluppare un’offerta di luoghi plurale, in armonia con i contesti che certo non escluderanno i nuclei rurali, i nostri bellissimi paesi che rischiano di perdere anima e identità. E per questo, per contrastare l’abbandono del presidio dei paesi occorrerebbe una politica a livello nazionale, un “piano paesi”, che dopo il “piano periferie” ancora in corso, potesse stornare ulteriori risorse a quei comuni che progettano, che si fanno trovare pronti per ricevere risorse e quindi gestirle, rendicontarle, concretizzando quei progetti, realizzando le opere e poi mantenendole”.
“I grandi progetti di riuso – dice Mammini – il quarto obiettivo che definiamo con l’avvio. Restituire funzioni a edifici e aree che le hanno perdute nel tempo significa determinare nuovi contesti. Il piano operativo creerà le condizioni urbanistiche affinché possano essere portati avanti progetti di rigenerazione sani secondo il dispositivo del ‘bilancio complessivamente positivo’ introdotto dal piano strutturale: il recupero, il riuso del patrimonio esistente dovrà essere sempre superiore al nuovo – che comunque potrà avvenire solo all’interno del perimetro del territorio già urbanizzato, già usato. Uno sforzo che richiede capacità di vedere oltre ma anche il coraggio di osare. Pensiamo all’area di Pulia, agli ex-Magazzini della Manifattura tabacchi, l’ex-Scalo merci ferroviario, le ex-officine Lenzi, andando verso nord alla ex-Cantoni, all’ex-Molino Pardini o l’ex Jutificio Balestreri a Ponte a Moriano. Segni vistosi, cicatrici, interruzioni di ‘energia urbana’ che oggi chiedono una risposta. Ma, come dicevamo nel caso della variante per la manifattura tabacchi, queste trasformazioni saranno proponibili e soprattutto realizzabili se anche i proprietari, i privati, gli investitori in salute ci metteranno del loro, altrimenti, soprattutto per determinate aree, noi potremo solo normare o procedere con ordinanze per pubblica incolumità o sicurezza. Comunque normative chiare, tempi certi, strumenti che funzionano agevoleranno indubbiamente i processi di rinnovo urbano”.
“Quinto obiettivo, il miglioramento della mobilità e dell’accessibilità. Il piano strutturalòe ha riscontrato e indagato le criticità della nostra rete, per questo il piano operativo dovrà procedere con previsioni e disposizioni normative per assicurare l’adeguamento e il miglioramento della viabilità e dei percorsi che strutturano l’armatura della mobilità urbana locale e sovralocale, il miglioramento dell’accessibilità alla città, ai servizi e alle attrezzature dei quartieri, delle frazioni e dei paesi. Si tratta di procedere definendo le previsioni necessarie al completamento, o all’integrazione e all’estensione della viabilità di rilevanza generale e intercomunale. Prioritario sarà prevedere, per esempio, il completamento dell’asse suburbano, il ponte sul fiume Serchio, la viabilità di alleggerimento di Nave, la viabilità di servizio al polo di Sorbano, la viabilità di raccordo tra Mugnano e la città, le infrastrutture (sovrappassi, sottopassi) per il superamento delle barriere date soprattutto dalla ferrovia. Si deve proseguire l’incremento e il potenziamento diffuso dell’offerta di spazi di sosta e parcheggio (dalla città antica fino ai paesi passando per i quartieri) assicurando il contestuale completamento e potenziamento della rete modale lenta. Il piano operativo dovrà restituire un progetto complessivo che sia sostenibile e integrato con quello dei parcheggi e con la rete ferroviaria. Perché bella è anche una città dove gli spostamenti siano semplici e il più possibile sicuri”.
“Il responsabile unico del procedimento – conclude Mammini – è l’ingegner Antonella Giannini e la garante dell’informazione e della partecipazione la dottoressa Nicoletta Papanicolau che ringrazio insieme al resto della squadra, così come ringrazio e auguro buon lavoro alla commissione urbanistica”. La chiusura è dedicata proprio alla presidente di commissione, che da gennaio sarà la nuova direttrice di Confesercenti: “Voglio ringraziare Francesca Pierotti, con la quale ho condiviso quattro anni di lavoro in giunta, e poi è stata la preziosa presidente della commissione urbanistica. Ne ho, ne abbiamo. apprezzato la competenza, la serietà e i modi. Ti ringraziamo tanto e ti facciamo in bocca al lupo per la tua nuova avventura”.
Francesca Commosso il ringraziamento della presidente Pierotti, che sottolinea l’importanza dello strumento urbanistico di cui si avvia l’iter in Consiglio. “Alcuni dei temi fondamentali che andremo ad affrontare – dice Pierotti – sono già emersi nel dibattito. Si parla del recupero dello scalo merci, del teatro all’aperto in centro storico. Ma in futuro saranno toccati i tasti di servizi di cui la città sarà chiamata a ragionare”. “Auguro – ha detto la presidente – un buon lavoro alla commissione e all’assessore. Sono fiduciosa che si possa arrivare a un concreto rinnovamento degli strumenti urbanistici e a vivere l’urbanistica della città di Lucca che faccia un po’ pace con se stessa”.
Dopo gli auguri alla consigliere Pierotti per il futuro professionali interviene la consigliera Simona Testaferrata: “Le visioni nostre sono molto distanti – dice la consigliera – Quello dell’assessora Mammini è stato un discorso incentrato sul niente. Il piano operativo è uno strumento decisorio e importantissimo per il futuro di Lucca e ringraziamo il segretario comunale che ha ritenuto il Consiglio in questo senso l’organo decisorio principe per i lavori. Il piano operativo parte da molto lontano e forse doveva essere già alle fasi finali, visto che se ne parla dal 2017. Qualcosa nel cronoprogramma non ha funzionato. Questa amministrazione ha dei tempi che non vanno con il nostro e anche la visione è molto annebbiata, in alcune parti proprio sognante”.
“Noi – conclude Testaferrata – restiamo sempre dalla parte della città. Dobbiamo avere la capacità di guardare verso il futuro e on abbiamo bisogno delle storie filosofiche della sinistra che ci hanno stancato. Questo disegno è un disegno complessivo che speriamo vada nel senso di una riqualificazione organica del centro storico. Un pensiero particolare va poi per la disabilità e per tutto quello che ruota intorno alla disabilità, che sono cose importanti e fondamentali”
Per il consigliere di Casapound Fabio Barsanti “si parte con il piede sbagliato”.
“È una delle occasioni – spiega Barsanti – per questa amministrazione per sconfessare un certo immobilismo della visione in questi due anni e mezzo. Per citare uno degli obiettivi, quelli dei contenitori, siamo sempre un po’ fermi. È l’occasione per dimostrare che qualcosa si ha in mente e non si arriverà a finire il secondo mandato senza fare nulla”.
Rinforza le posizioni della maggioranza il consigliere di Lucca Civica, Gabriele Olivati: “È uno strumento di pianificazione di una città – dice – che ha smesso di pensare in termini di storia e di filosofia. L’urbanistica è stata l’esempio di questa tendenza al disastro, iniziata negli anni Sessanta e Settanta e prolungata anche negli anni Duemila sotto le giunte di centrodestra. Ben venga, quindi, anche un approccio diverso, all’interno di un paese che non ha spazio ma che non può neanche permettersi di distruggere troppo”.
Per SiAmo Lucca parla il capogruppo, Remo Santini: “Vogliamo parlare di visioni e strategie, ancora una volta – dice – e vogliamo parlare anche di qualità della vita, dopo i dati negativi emersi in questi giorni dalla stampa”. Il concetto di base è di non realizzare un piano operativo che sia troppo limitante per eventuali sviluppi futuri del territorio.
“Se il piano operativo vuole raggiungere obiettivi di qualità – dice Santini – rischia di diventare anche un limite per le esigenze del territorio. Questo è un tema che deve essere preso in considerazione perche troppi vincoli potrebbero paralizzare l’azione. Stringere troppo le maglie può creare delle complicazioni di cui non c’è bisogno. Si deve prevedere la possibilità di fare piani attuativi mirati per poter prevedere anche cose che ad oggi non sono prevedibili. Per il resto le idee di questa amministrazione finora sono state confuse, a partire dal collegamento fra la città e le periferie”:
Per il consigliere di Fdi, Nicola Buchignani “serve un piano operativo che sia snello e poco interpretabile. Le interpretazioni altrimenti rischiano di bloccare le pratiche per diverso tempo. Spero ci sia anche uno snellimento nell’accesso alle pratiche degli uffici”.
Sottolinea le “contraddizioni della maggioranza” il consigliere Marco Martinelli su due fronti, quello dell’aumento dello spazio pubblico e sull’aumento del gradiente verde. “Le linee di indirizzo – dice – aggravano anziché attenuare i difetti del piano strutturale”. Innanzitutto, secondo Martinelli, la contraddizione è sulle aree pubbliche: “Il Comune ha ripetutamente dichiarato – ricorda – di voler vendere ai privati una parte consistente dell’ex Manifattura Tabacchi e di non essere intenzionato ad acquistare l’area di Campo di Marte, inoltre cementifica le aree a verde di sua proprietà come dimostrato dagli interventi sul quartiere di San Concordio”:
“Il Comune – ha commentato Martinelli – predica bene se i beni sono dei cittadini, ma fa il contrario quando i beni sono pubblici e vuole creare nuovi spazi per la collettività evidentemente a carico dei singoli cittadini, con espropri o vincoli vari”.
Quanto alle aree verdi “il Comune insiste poi nella sua tutela e poi prevede insediamenti artigianali e produttivi in ambienti rurali come all’Acquacalda e a San Pietro a Vico”. Infine Martinelli punta il dito sul fatto che nel piano “si insiste fortemente su interventi osteggiati alla popolazione: si pensi a quelli nell’area ex Gesam di San Concordio e di quelli a Campo di Marte”. “La nostra posizione – chiude Martinelli – è critica perché il piano, insomma, va in senso contrario a quanto annunciato dall’assessore in assemblea stasera”
Due le considerazioni di merito del pentastellato Bindocci: “Innanzitutto – spiega – si continua a consumare suolo all’insegna della “calce e martello”. L’altra considerazione è che i processi di partecipazione sono effimeri e solo sulla carta”.
Prima del voto, che ha dato l’ok alla pratica di avvio dell’iter del piano operativo e assoggettamento alla Vas con 18 voti favorevoli, 5 contrari e 2 non voto, scoppia la polemica con l’opposizione. Causa scatenante un post ironico sui social dell’assessora Mammini durante il consiglio comunale.
“Sono basito – ha detto il consigliere Santini – di come un assessore, mentre le opposizioni replicano all’avvio del procedimento del piano operativo, si diverta a postare su Facebook qualcosa che forse era riferita a noi. Io, fossi in lei, mi vergognerei”. “Non mi vergogno affatto”, la replica dell’assessora Mammini, che incassa l’ok alla delibera dalla sua maggioranza.
Giovanni Dopo il voto sul piano operativo sono state approvate altre due pratiche, entrambe illustrate dal vicesindaco Giovanni Lemucchi: la variazione alle previsioni di competenza sul bilancio di previsione, in particolare sulla parte corrente per lavori urgenti all’asfalto per le buche dovute al maltempo e sulla parte investimenti per l’acquisto di sette immobili Erp a Pontetetto; la programmazione biennale dell’acquisto di beni e di servizi del Comune di Lucca: fra questi sono previste anche le acquisizioni di nuove telecamere di videosorveglianza all’interno del progetto Ventaglio.