
Accoglienza nelle famiglie per affrontare il problema dei migranti. A proporlo è il sindaco di Camaiore, Alessandro Del Dotto: “Siamo in contatto già da diverse settimane – dice – con il governo e con la Regione Toscana perché diano una risposta tempestiva a quelle famiglie che si sono rese disponibili esplicitamente ad accogliere migranti all’interno del proprio nucleo familiare e di quante lo vorranno fare in futuro. Attualmente questa opzione non è contemplata dalla legge che prevede che l’accoglienza sia gestita solo attraverso gli enti di pubblica assistenza come Misericordie, parrocchie e altre realtà del terzo settore”.
“Gli ultimi giorni – prosegue Del Dotto – ci hanno raccontato di un gran numero di persone che sarebbero disponibilissime a mettere in pratica quello che ormai è divenuto uno slogan: “L’accoglienza si fa sotto i tetti e non sotto le tende”. Si tratta di una maggioranza silenziosa che magari non urla sui social con toni raccapriccianti, ma che mi ferma per strada per una parola o che si presenta al ricevimento del venerdì per dirmi che sono pronti a dare una mano. Si attiverebbe così un circuito virtuoso che sovrapporrebbe i bisogni sociali dei nostri concittadini con la necessità di dare risposta a questo fenomeno che – lo ripetiamo – esiste anche se urliamo solo dei “no!”. Risposte peraltro particolarmente preziose perché promuoverebbero un’integrazione vera, arricchita dal calore umano di una famiglia”.
“Fondamentale però – dice il sindaco – è costruire un modello sostenibile e che possa garantire un controllo puntuale su queste situazioni. I soggetti giuridici dovranno supervisionare gli inserimenti, valutando se l’ambiente familiare è adeguato a portare beneficio sia a chi accoglie che a chi arriva. A quel punto si dovrà disporre che il mantenimento sia garantito grazie al contributo diretto dell’Europa che andrà a sostenere, non solo i bisogni dei migranti, ma anche quelle famiglie che oggi si trovano in difficoltà. Conosco tanti cittadini con nuclei familiari poco numerosi che si trovano a dover mantenere grandi case, persone che sarebbero molto felici di poter entrare in questo sistema, perfetto per accogliere le tante donne con figli che arrivano in Italia. Ovviamente a queste situazioni dovrà essere affiancato un sistema di controllo periodico stringente che preveda il contatto con professionalità dei servizi sociali e dei mediatori culturali con colloqui frequenti con le famiglie e con gli ospiti. Noi come amministrazione continueremo a chiedere a chi decide di prevedere questa possibilità perché crediamo fortemente in un modello di accoglienza che sia strutturale e non emergenziale, sostenibile e non vissuto solo come un’imposizione”.